Manduria ricorda Elisa Springer mentre venti di guerra soffiano veloci
Anche quest’anno, il 19 settembre, come ormai consuetudine, la commemorazione alla tomba di Elisa Springer, è stata sobria e sentita. In un momento così delicato per i disequilibri internazionali, ricordare chi, dell’egoismo umano e delle sue atrocità ne ha portato i segni, è prima di tutto un dovere di responsabilità e rispetto nei confronti della storia, ma anche un diritto affinché tutti noi possiamo avvalerci sempre di buoni propositi.
Una piccola delegazione di ANPI Manduria, sezione Cosimo Moccia, assieme ad una rappresentanza dell’Amministrazione Pecoraro, ha deposto un fascio di fiori ai piedi della tomba di Elisa, gesto che nel suo ripetersi, implora quasi perdono per quanto patito da una donna che in giovane età, ha dovuto subire la deportazione al campo di concentramento di Auschwitz. Nata a Vienna nel 1918, in una famiglia ebrea di origine ungherese, dopo aver trascorso un’infanzia ed un’ adolescenza preservate dal calore familiare, a seguito delle incessanti persecuzioni verso gli ebrei e a causa di dinamiche quotidiane nei confronti della sua razza, il 2 agosto 1944, viene deportata nel campo di concentramento, per poi essere liberata il 5 maggio 1945. L’ anno successivo, si trasferì a Manduria, vivendo il resto dei suoi anni dedicandosi al marito e al figlio. Scomparsi però prematuramente, Elisa resta sola nel sopportare un dolore che ancora ai più è sconosciuto. Il silenzio dei vivi, autobiografia voluta dal suo unico figlio, è un grido di dolore attraverso il quale liberare ed espiare un tormento e spronare la gente a sapere, capire ed evitare. Manduria diventa così la culla della speranza, di una storia pesante che aspetta di essere scritta al contrario. Nel frattempo, nasce la Casa Museo Elisa Springer che, rappresentando un luogo dove la memoria prende forma e sostanza, si auspica possa divenire anche la culla di futuri pensieri pacifisti. Rientrata nel progetto nazionale delle Case Museo, quella di Elisa offre al visitatore un tesoro ricco di oggetti, fotografie, abbigliamento, e le sue stanze trasudano autenticità quando, le proiezioni dei suoi momenti vissuti e delle interviste fatte per scuotere le coscienze, riempiono gli animi. In tempi dove la parola d’ordine non è pace, bisogna invertire l’ordine di preferenza, e creare il giusto con atto tra realtà ed umanità.
Francesca Rita Nardelli

