Manduria. Einaudi: “Vietato morire – Libere dalla violenza”. L’incontro che smuove coscienze e rapisce emozioni
Il silenzio e l’ascolto, l’empatia e la forte commozione, hanno reso speciale una normalissima giornata scolastica presso l’IISS Luigi Einaudi di Manduria. Protagonista del momento condiviso con studenti e professori, il racconto di Imma Rizzo, madre di Noemi Durini che nel 2017 e nel pieno della sua giovinezza, ha lasciato un vuoto profondo per mano di chi avrebbe dovuto invece amarla.
Noemi, all’epoca 16 anni, si è aggiunta alla lunga lista dei femminicidi che, tra una legge in ritardo, un’ interpretazione sbagliata ed una cultura affettiva e sociale ancora da formare e consolidare, trovano spazio nelle notizie in maniera quasi quotidiana.
Il racconto dell’accaduto, che parte da un’attenta analisi della madre Imma circa le dinamiche che a mano a mano si sono susseguite, ha messo in evidenza le fragilità non solo dell’essere umano, ma soprattutto la necessità, urgente, di riappropiarsi di una personale consapevolezza nell’agire, nel pensare, nel valutare. Una consapevolezza che, sostenuta adeguatamente da una buona dose di amore verso il prossimo, di dignità personale e di sana obiettività, può contribuire alla crescita di una società sempre più in sofferenza e lontana dall’amor proprio.
Un racconto che, esplicitato con amore e forte dignità, ha rapito la sensibilità di ciascun presente, scavato intimamente da forti emozioni: dal ricordo di Noemi nella sua sincera e pulita quotidianità, ai momenti in cui, dopo la prima denuncia per violenza fisica, prende forma la consapevolezza del dramma, dal quale purtroppo poi si precipita nell’abisso. Un racconto che, testimonianza di un dolore quotidiano, Imma lo trasforma in forza, con due occhi dal colore del cielo, un cielo che spesso, attraversato da nubi, ritrova poi la sua grandezza in uno splendido arcobaleno!
Ad accompagnare Imma Rizzo soprattutto nelle scuole per parlare ai ragazzi, è Valentina Presicce, suo personale avvocato e Presidente dell’Associazione Astrea, che tratta la violenza su donne e minori: “L’ Associazione Astrea nasce nel 2013 a Scorrano per promuovere percorsi educativi e coltivare, soprattutto nelle nuove generazioni, valori importanti quali la condivisione, il rispetto e la Parità. Con i bambini di Scorrano sono state tante le iniziative promosse, come il cortometraggio ‘Non e’ amore’ dedicato proprio a Noemi Durini perché nasce dalle sue parole, dall’ultimo post pubblicato da Noemi su Facebook prima di essere uccisa, con la speranza che le sue parole non affondino nel silenzio ma, al contrario, possano risvegliare coscienza e civiltà in tutti noi. E ancora in occasione del 25 novembre 2025, Astrea e Casa di Noemi hanno realizzato il Video “La figlia della tempesta” con i bambini di Scorrano e Muro Leccese e abbiamo così realizzato un manifesto di sensibilizzazione in collaborazione con l’Unione Sportiva Lecce.
Astrea nasce anche per mantenere vivo il ricordo di donne e bambini uccisi per mano di chi diceva di amarli e per sostenere le battaglie di familiari che hanno trasformato il loro dolore in forza e che con dignità e sofferenza, dovuta ad una perdita impossibile da comprendere, continuano a raccontare le storie delle loro figlie attraverso attività di memoria sul territorio proprio come ha fatto Imma Rizzo che, dopo la morte della figlia Noemi Durini, uccisa il 3 settembre 2017, ha costituito l’associazione Casa di Noemi per sensibilizzare, soprattutto i ragazzi, al rispetto e all’idea che l’ amore vero, non uccide mai. Non dobbiamo abituarci all’orrore dei femminicidi. La morte di una donna è una sconfitta per tutti, ecco perché Astrea sostiene le battaglie di genitori coraggio come Imma, che vivono il vero ergastolo del dolore e continuano, con forza, a cercare una giustizia vera ed autentica per le loro figlie, una giustizia che fino ad oggi lo stato non ha garantito”.
Parole piene di sofferenza ma anche di obiettiva lucidità, quelle dell’avv. Valentina Presicce che non manca di sottolineare un aspetto di non poco conto: “Dal 10 agosto 2023, con Imma abbiamo deciso di iniziare un percorso parallelo: l’abolizione totale dei cosiddetti ‘permessi premio’ che oltre a rappresentare una evidente distorsione del concetto di ‘premio’, concessi a lucidi e crudeli assassini, è soprattutto un chiaro ed innegabile fallimento dello Stato Italiano. In quella data, Lucio Marzo, femminicida di Noemi, veniva fermato ubriaco alla guida di una autovettura, proprio perché era in permesso premio. Il 2020 è stato l’anno in cui ha iniziato a beneficiare dei permessi premio, dopo solo un anno dalla sentenza di condanna definitiva. Noi continueremo a portare avanti questa battaglia contro i permessi premio per restituire a Noemi e alle vittime di femminicidio, dignità e giustizia in quanto gli assassini, paradossalmente, ricevono maggiori tutele rispetto ai familiari a cui sono stati strappati i loro cari per sempre. Non è solo il mio lavoro. E’ gratitudine e rispetto nei confronti di tutte quelle donne, come Imma, che oggi e nei giorni a seguire, saranno d’esempio con la loro forza; e che, come Noemi, restano impresse nei nostri cuori e ci trasmettono la forza di lottare”.
Il 25 novembre 2025, quindi qualche giorno fa, il Parlamento Italiano approva la Legge sul Femminicidio. Definita come ‘giornata internazionale della violenza contro le donne, la data è il simbolo per eccellenza per approvare in via definitiva la legge che introduce il reato autonomo di femminicidio ed una serie di misure di tutela per le vittime. L’intervento legislativo, segna così un cambiamento di direzione nel sistema penale e procedurale, andando a consolidare strumenti di prevenzione, protezione e sensibilizzazione. L’Italia che già nel 2019 sottoscrive la Convenzione di Istambul ed interventi normativi quali il Codice Rosso, con questa legge che viene titolata “Introduzione del delitto di femmincidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime”, compie un ulteriore passo introducendo all’interno del codice penale una fattispecie autonoma di femminicidio. Diversi gli articoli che la compongono, ma al primo si legge “ viene punito con l’ergastolo chi cagiona la morte di una donna per atti di discriminazione, odio, prevaricazione, possesso o dominio. (…)”.
Molto possono fare le norme e le leggi. Ma ancor di più un sistema sociale che riconosce all’altro, dignità ed amore.
Francesca Rita Nardelli

