Manduria. Capogrosso: «La difesa del territorio non si delega ai personaggi famosi»

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Sulla realizzazione dei diversi parchi eolici nel territorio di Manduria si sollevano critiche sull’opportunità di ricorrere al sostegno di personaggi noti per contrastarne la realizzazione. È questo il tema al centro della riflessione dell’ingegner Agostino Capogrosso, già consigliere comunale di Manduria, che prende spunto dalla recente iniziativa del Sindaco di coinvolgere il giornalista Bruno Vespa.

Le opposizioni a tali progetti devono essere esercitate nelle sedi competenti attraverso atti amministrativi, pianificazione e ricorsi fondati. Affidarsi ai VIP è una scorciatoia che rivela debolezza, non strategia, indebolisce la figura dell’Ente e dei politici locali e crea precedenti discutibili. Di seguito il testo integrale della riflessione dell’ing. Capogrosso.

Eolico: quando la politica cede il passo ai VIP! – dell’ing. Agostino Capogrosso, già Consigliere Comunale di Manduria​

La notizia secondo cui l’amministrazione comunale avrebbe sollecitato il sostegno di Bruno Vespa per contrastare l’insediamento di nuovi impianti eolici richiede di essere guardata per ciò che è: una resa politica e amministrativa, mascherata da trovata mediatica!

​La difesa del paesaggio, dell’identità agricola e della vocazione turistica del nostro territorio è un obiettivo prioritario e indiscutibile. La proliferazione incontrollata dell’eolico rischia di alterare in modo irreversibile i tratti distintivi di Manduria. Tuttavia, la strada scelta per condurre questa battaglia solleva dubbi profondi sulla tenuta, sull’autonomia e sull’efficacia dell’azione amministrativa.

​Sia chiaro, ben venga ogni forma di supporto, compreso quello di personalità illustri, giornalisti o testimonial capaci di accendere i riflettori mediatici sulle battaglie del nostro territorio. La visibilità è una risorsa importante e l’apporto di chi ama questa terra va sempre accolto con favore. Tuttavia, la tutela delnostro territorionon può vivere di sole “intercessioni”! Le ragioni di una comunità hanno valore in sé, e se il supporto del VIP diventa l’unico perno della strategia anziché un semplice corollario alla forza collettiva e al rigore amministrativo, la partita è persa in partenza.

​L’aspetto ancora più paradossale è che l’attuale amministrazione potrebbe e dovrebbe far valere una filiera politica diretta, potendo contare sul supporto di rappresentanti e parlamentari di riferimento anche sul territorio. Invece di azionare i canali istituzionali e la propria forza politica per incidere nei ministeri e nei tavoli che contano, si preferisce abdicare al proprio ruolo affidandosi al “VIP” di turno come scudo e cassa di risonanza.

​Il paradosso è ancora più evidente se si guarda alla storia recente: chi oggi guida l’amministrazione era membro della commissione urbanistica chiamata ad analizzare la bozza del PUG proprio mentre avanzava l’iter del mega-impianto eolico. Era in quella fase, nelle stanze della pianificazione, perimetrando le aree non idonee e inserendo i vincoli a tutela del Primitivo nelle carte del Piano, che bisognava blindare preventivamente il territorio. Non aver fatto valere la forza delle scelte urbanistiche ieri rende la rincorsa ai VIP di oggi ancora più incoerente.

La vicenda del depuratore consortile ce lo ha già insegnato: affidarsi a incontri ufficiosi, rassicurazioni verbali e trattative dell’ultimo minuto, anziché blindare il territorio con vincoli urbanistici e delibere tempestive, porta solo a perdere anni e a subire decisioni calate dall’alto.

​Ma la beffa ulteriore, oggi, è la totale inefficacia dell’operazione. La conferma arrivata in queste ore, con la lettera in cui Vespa ammette di “sensibilizzare da anni” i Ministri competenti, è la prova lampante di questo cortocircuito. Se anni di intercessioni private non hanno fermato un solo palo eolico, come si può pensare che sia questa la strada per salvare il territorio? Le parole e la vicinanza “a distanza” del giornalista non sostituiranno mai gli atti amministrativi.

​Le procedure autorizzative per i grandi impianti energetici infatti, seguono norme statali, decreti ministeriali e Valutazioni di Impatto Ambientale ben precisi. Nei Ministeri, nelle Conferenze di Servizio e nei TAR contano solo i vincoli paesaggistici, le delibere e la perimetrazione tecnica delle aree non idonee. I funzionari che firmano le autorizzazioni non valutano l’eco dei salotti televisivi né il peso dei testimonial, ma giudicano le carte.

Senza atti inattaccabili e ricorsi fondati, la sortita mediatica non ferma i progetti in itinere, ma produce solo un’illusione ottica per l’opinione pubblica, finendo per certificare la rinuncia delle istituzioni locali a esercitare il proprio ruolo.