Manduria Capitale della Cultura 2029: spunta anche il ruolo di Tiziana Magrì

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La progettista e consulente strategica racconta per la prima volta il suo coinvolgimento: «L’8 giugno misi il sindaco a conoscenza della possibilità e gli consegnai un paper position». Poi la PEC del 16 settembre e, oggi, il nuovo Comitato Scientifico. Restano interrogativi sul percorso seguito dall’Amministrazione.

La vicenda della candidatura di Manduria a Capitale italiana della Cultura 2029 non riguarda soltanto il percorso, già emerso pubblicamente, del maestro e consigliere comunale Ferdinando Arnò.

C’è un’altra storia, finora rimasta fuori dal dibattito pubblico, che riguarda una professionista che sostiene di aver messo l’amministrazione comunale a conoscenza della possibilità di candidare Manduria al titolo e di averle consegnato, già nei primi giorni di giugno, una prima proposta progettuale.

È quella di Tiziana Magrì, CEO e Co-Founder di WeWelcome, progettista, consulente strategica e destination manager, già incaricata dal Comune di Manduria della redazione del Piano strategico per il Turismo “Manduria Luxury”.

La sua testimonianza arriva mentre il Comune ha appena formalizzato il nuovo Comitato Scientifico e Promotore incaricato di contribuire alla costruzione della candidatura. Un organismo composto da personalità di rilievo nazionale e regionale, chiamato però a lavorare con una scadenza ormai ravvicinatissima: il dossier dovrà essere presentato al Ministero della Cultura entro il 23 settembre.

Ed è proprio la tempistica a rendere particolarmente interessante la ricostruzione.

«In data 8 giugno – racconta Magrì – misi il sindaco a conoscenza che, dato il mio lavoro di studi sul territorio, avevo messo a punto un paper position di candidatura della città di Manduria a Capitale della Cultura italiana 2029».

Secondo la professionista, sino a quell’incontro il sindaco Domenico Sammarco non sarebbe stato a conoscenza della possibilità di candidare Manduria per il 2029.

Magrì riferisce che il primo cittadino le avrebbe quindi chiesto di trasmettere con urgenzala documentazione necessaria per la candidatura e di allegare il paper position (una prima bozza progettuale elaborata sulla base degli studi condotti sul territorio).

«Cosa che feci – spiega – e sollecitai più volte gli uffici a presentare la domanda. Stessa cosa ho fatto con il sindaco».

Prima della vicenda Arnò e prima della costituzione del Comitato Scientifico, quindi, esisteva già una proposta progettuale elaborata da una professionista che conosceva il territorio attraverso un precedente incarico strategico affidato dal Comune.

Non, dunque, soltanto un’idea lanciata informalmente, ma – nella ricostruzione di Magrì – un primo impianto progettuale, comprendente il concept e una possibile modalità di partecipazione della comunità.

«Esiste in tempi non sospetti un progetto e il mio contributo a mettere l’amministrazione nelle condizioni di presentare la domanda», sostiene.

Il secondo momento della ricostruzione è datato 16 settembre.

Dopo ulteriori sollecitazioni, Magrì riferisce di aver ricevuto una PEC nella quale il Comune comunicava l’intenzione di avvalersi di personale interno.

È a questo punto che la vicenda si intreccia con il nuovo assetto deciso dalla Giunta.

Perché la delibera pubblicata oggi istituisce un Comitato Scientifico e Promotore composto da numerose professionalità esterne all’organico comunale.

Ne fanno parte Franz Renzullo, indicato come coordinatore scientifico, Mirko Signorile, Giuseppe Italo Perretti, Rocky Malatesta, Eugenia Graubardt, Vincenzo Di Maggio, Erika Bascià, Vito Caliandro e Bruno Vespa. La composizione è stata presentata come un insieme di competenze diversificate nei settori della cultura, della musica, della ricerca, della progettazione territoriale, dell’enogastronomia, della scuola e della promozione.

Il Comitato ha inoltre compiti decisivi: dovrà contribuire a definire il concept culturale e il tema portante della candidatura, supervisionare e validare i contenuti del dossier e attivare relazioni con università, istituti di ricerca ed enti sovraordinati.

La qualità e il curriculum delle persone individuate dalla Giunta non sono in discussione. Il punto è un altro: quanto tempo effettivo avrà avuto il nuovo Comitato per conoscere il territorio, confrontarsi con il lavoro già svolto e contribuire concretamente alla costruzione di un dossier complesso?

La delibera arriva, infatti, a qualche giorno dalla scadenza del 23 settembre. Il Ministero stabilisce che il dossier debba contenere, tra l’altro, il progetto culturale, il cronoprogramma, l’organo responsabile, la sostenibilità economico-finanziaria e gli obiettivi con i relativi indicatori.

Una domanda, dunque, si impone: quale contributo concreto potranno apportare in così pochi giorni professionalità che, per quanto autorevoli nei rispettivi settori, devono necessariamente confrontarsi con la storia, le peculiarità, le criticità e le potenzialità di Manduria?

E ancora: il nuovo Comitato parte da zero oppure riceverà e utilizzerà il lavoro già prodotto nei mesi precedenti?

CHE FINE HA FATTO IL LAVORO GIÀ PRODOTTO?

La domanda centrale, a questo punto, non è necessariamente perché Magrì o Arnò non siano stati inseriti nel Comitato.

La Giunta ha piena facoltà di individuare le professionalità che ritiene più adeguate e la delibera individua nei componenti scelti competenze e autorevolezza specifiche.

Il punto è capire che cosa sia accaduto al lavoro prodotto nella fase precedente.

Il Comune ha acquisito formalmente il paper position di Magrì? È stato valutato? È stato utilizzato, anche solo parzialmente, nella costruzione del dossier?

E ancora: il progetto elaborato da Arnò è stato definitivamente accantonato oppure alcuni suoi contenuti sono confluiti nel nuovo percorso?

Sono domande che assumono ulteriore rilievo perché il nuovo Comitato è chiamato proprio a definire il concept culturale della candidatura.

C’è poi un altro aspetto che l’amministrazione dovrà probabilmente considerare con attenzione: la titolarità e l’utilizzo dei materiali progettuali elaborati da professionisti esterni.

Magrì riferisce di aver inserito nel proprio paper position anche elementi progettuali e di aver richiamato la questione del diritto d’autore.

Arnò, a sua volta, ha sollevato pubblicamente la questione della proprietà intellettuale del progetto “Un paese che suona”.

Non significa che esista automaticamente un contenzioso, né che l’utilizzo di idee o materiali comporti necessariamente violazioni. Ma proprio per questo sarebbe opportuno chiarire quali documenti siano stati formalmente acquisiti dal Comune, a quale titolo, quali siano stati utilizzati e con quali autorizzazioni.

Anche sotto questo profilo, una ricostruzione trasparente del percorso potrebbe evitare equivoci e possibili contestazioni successive.

Resta da capire quanto del lavoro precedente sarà recuperato, quanto verrà accantonato e soprattutto con quale criterio.

È questo il vero nodo che emerge dalle testimonianze di Tiziana Magrì e Ferdinando Arnò: non la pretesa di avere necessariamente un posto nel nuovo Comitato, ma la richiesta di capire se e come il lavoro, le competenze e le proposte messe a disposizione dell’amministrazione nella fase iniziale siano state realmente considerate nel momento in cui Manduria ha deciso di cambiare strada.

E, per una candidatura che fa della cultura, della progettazione e della valorizzazione delle competenze uno dei propri elementi qualificanti, anche il modo in cui vengono gestite queste professionalità diventa parte integrante del racconto di Manduria 2029.