“Le assaggiatrici” di Rosella Postorino: tra film e romanzo

Condividi
Tutto nasce da una rivelazione di pochi anni fa da parte della tedesca Margot Wölk: era stata, negli anni ‘40 del dominio nazista, una delle assaggiatrici di Hitler.

L’ex segretaria era stata costretta a trasferirsi dalla suocera mentre il marito era sul fronte; la notizia di un tentativo da parte degli alleati di uccidere il Fuhrer arriva a sconvolgere la sua esistenza. Insieme ad altre 14 donne viene assunta per testare i cibi prima dei pasti ufficiali, che avvenivano 3 volte al giorno. Nonostante il cibo fosse buono, non riuscivano a goderne, dato il costante terrore di una morte vicina. La storia di Margot viene rivelata poco prima della sua morte: l’unica sopravvissuta delle assaggiatrici diventa l’idea per il romanzo di Rosella Postorino, vincitore del Premio Campiello e del Premio Rapallo e ora diventato un film del grande schermo.
Margot ispira Rosa Sauer, una donna di 26 anni che inizierà, proprio nella Tana del Lupo, una relazione inaspettata.
La pellicola diretta da Silvio Soldini viene ambientata nel 1943, ma è contornata da tratti di forte realismo. Nulla è approssimativo nelle storie di ognuna di queste donne e ogni particolare è tratteggiato leggermente, mentre la guerra appare sullo sfondo.
Hitler è un pretesto per raccontare una storia al femminile, una storia rimasta nel cassetto per tanti anni e che solo da poco tempo punta l’attenzione di tutti su un fenomeno sconosciuto come le donne che per anni hanno salvato la vita al Fuhrer. Una storia di dolore, di solidarietà, di impatto costante con la morte; una storia d’orrore, messa in luce anche dalla cura del regista, al suo primo film d’epoca.
Questa storia, seppur romanzata per esigenze narrativo-cinematografiche, porta con sé la voglia di raccontare un capitolo che non andrebbe mai dimenticato.
Asia Pichierri