La voce dell’anima: Mia Martini

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“Sono nata a Bagnara e vi sono rimasta soltanto diciotto giorni, però non ho mai pensato di appartenere ad altre regioni.” 

Così racconta la biografia di Salvatore Coccoluto “Mia Martini. La voce dell’anima” edito da Diarkos e dedicato a una delle voci più potenti del panorama musicale italiano. La sua è una delle personalità più discusse, ma della sua fame di calcare il palco, invece, si parla davvero troppo poco.
Era il 20 settembre del 1947, quando lei nasceva, come Mimì Bertè. Seconda di quattro figlie, prima della cantante Loredana che costituisce, in qualche modo, un altro effetto di quella potenza nel canto.
A riconoscere il talento di Mimì fu Mina e pochi altri che non temevano il suo talento. Quei pochi che non parlavano di sfortuna nelle sue esibizioni, quei pochi che non avevano paura di invitarla su un palco. Una nomina che l’ha allontanata gradualmente dalla musica, una delle cose che amava con tutta se stessa e che le permetteva di sconvolgere gli animi di chiunque la ascoltasse. Lei è stata una vittima della cattiveria di molti, come racconta Coccoluto attraverso un’intervista ad Adriano Aragozzini del 2014 raccolta nella biografia. Aragozzini racconta l’anno in cui era stato invitato a organizzare il Festival di Sanremo per riportarlo alla sua vecchia fama. Ci riuscì, eliminando il playback e coinvolgendo artisti internazionali, caldeggiando al tempo stesso il ritorno di Mia Martini. Era il 1989 e Mimì era in gara con una potentissima “Almeno tu nell’universo” scritta da Bruno Lauzi. Racconta Coccoluto che Aragozzini ebbe molte pressioni per non ammettere la Martini in gara per via delle voci sulla sua sfortuna. Le evitò tutte.
“Lei arrivò, mi dette la mano, mi baciò le guance, mi guardò intensamente negli occhi e mi disse: Grazie, tu mi hai fatto tornare a vivere.”
La biografia di Salvatore Coccoluto ci presenta la vera anima di un’artista complessa come Mimì,  attraversando la sua vita tra ricordi, interviste, e raccontandola attraverso il suo modo preferito di vedere la vita: le sue canzoni. Le sue parole vivranno per sempre nel cuore di chi, ancora oggi, intona “Minuetto”, “Almeno tu nell’universo”, “Gli uomini non cambiano” o “Piccolo uomo”, per citare solo alcune delle mie preferite, ricordando in quelle parole quella giovane donna andata via troppo presto. Quella giovane voce “sempre ubriaca di malinconia”.
Asia Pichierri