“La bugia dell’orchidea”: il nuovo romanzo di Donato Carrisi

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Una volta, mi hanno detto che il lettore di thriller è il lettore più difficile da convincere.  Esigente, attento, minuzioso. In un secondo, si rischia di perdere per sempre la sua fiducia.
Fatico sempre un po’ a parlare di un autore che, dalla sua penna, riesce a creare libri immortali.

Leggere Carrisi vuol dire affrontare ogni lettura come una sfida, consapevoli che questa fiducia non verrà mai tradita. Ed è sempre difficile poi parlarne, commentare una storia che, una volta conclusa, ti lascia addosso troppe sensazioni. Ma andiamo per gradi.
“Questo romanzo ha un segreto.” Partiamo da questo. 
Un casale rosso. Una famiglia all’apparenza perfetta. Un marito, una moglie, tre bambini, una nata da poco. E poi, un silenzio disperato. Una vecchia storia di cui si è smesso di parlare. E poi, una scrittrice che colleziona articoli di cronaca. Due mondi che non hanno nulla da condividere. Qualcosa di invisibile che, invece, li lega, in un filo che è impossibile da spezzare.
Una storia che attraversa il rapporto tra bene e male, tra ciò che si vede e ciò che non si vede. Una storia che mette in primo piano il lettore, invitandolo a scegliere la verità a cui credere.
Segreti che affiorano, verità apparenti, “mostri” che vengono fuori dall’animo umano.
Insomma, “La bugia dell’orchidea” è un romanzo a scacchiera. Ogni mossa viene decisa con  cautela, in un incastro di sequenze e di personaggi eccezionalmente studiati. Ogni micro-storia in questo quadro ha la sua importanza, e ogni personaggio viaggia verso un’unica strada: la consapevolezza che niente è come sembra.
Quando si parla di Carrisi c’è sempre troppo e troppo poco da dire. È questo il segreto che  questo romanzo custodisce. O, forse, è solo uno dei tanti…
 
Trovate “La bugia dell’orchidea” in tutte le librerie.
Asia Pichierri