Inflazione in calo, ma Taranto non sorride: Confesercenti, “Tra statistiche e realtà c’è una città che continua a soffrire”

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Istat fotografa un’Italia dove l’inflazione rallenta e la fiducia di consumatori e imprese mostra segnali di ripresa. Ma a Taranto, secondo Confesercenti, la realtà racconta una storia completamente diversa: famiglie alle prese con il carovita, imprese schiacciate dai costi energetici, consumi in contrazione e un tessuto commerciale sempre più fragile.

A lanciare l’allarme è il presidente di Confesercenti Taranto Francesca Intermite, intervenuto sul dibattito seguito alla pubblicazione degli ultimi dati Istat di luglio, che indicano un’inflazione al 2,8% e un timido miglioramento della fiducia. Numeri che, secondo l’associazione di categoria, non restituiscono però la situazione vissuta quotidianamente sul territorio.

«I dati nazionali descrivono una realtà che a Taranto non esiste – sostiene il presidente di Confesercenti Taranto –. Parlare di fiducia in crescita e inflazione sotto controllo significa ignorare il dramma quotidiano delle nostre imprese, aggravate dall’infinito stallo della grande industria».

Per Confesercenti, Taranto vive una condizione particolare, nella quale crisi industriale, tutela della salute, riconversione ambientale e futuro economico sono questioni profondamente intrecciate. In questo scenario, il commercio rischierebbe di pagare il prezzo più alto dell’incertezza e della mancanza di una strategia complessiva per il territorio.

A preoccupare è innanzitutto l’assenza di certezze sul futuro produttivo dell’area jonica. La lunga fase di instabilità che interessa il principale sistema industriale del territorio e le difficoltà dell’indotto continuano, secondo l’associazione, a produrre ricadute sull’economia locale. Il problema, sottolinea Confesercenti, non è soltanto la difesa di un modello produttivo ormai profondamente messo in discussione, ma la necessità di costruire un percorso credibile di transizione capace di tenere insieme salute, ambiente, occupazione e sviluppo.

L’incertezza, infatti, finisce per condizionare anche i comportamenti di famiglie e imprese, spingendo a rinviare consumi e investimenti.

C’è poi il peso del carovita. Un’inflazione al 2,8%, osserva Confesercenti, continua comunque a tradursi in un aggravio significativo per i bilanci familiari, in un territorio già segnato dalle difficoltà occupazionali. A questo si aggiunge il costo dell’energia, che rappresenta una voce particolarmente pesante per le attività commerciali e i piccoli negozi, alle prese con le spese per climatizzazione e illuminazione.

Il risultato sarebbe visibile nelle strade dello shopping, dove la fiducia registrata dalle statistiche si scontra con la progressiva desertificazione commerciale. Confesercenti Taranto segnala una contrazione dei consumi interni durante i saldi estivi, stimata in oltre il 12% nei comparti dell’abbigliamento, delle calzature e del commercio al dettaglio rispetto allo scorso anno.

A pesare, secondo l’associazione, non sono soltanto i numeri, ma anche il fattore psicologico. Quando le famiglie non hanno certezze sul proprio reddito futuro, tendono a rinviare gli acquisti e a concentrare le proprie risorse sulle sole spese considerate indispensabili. È un clima di sfiducia che, prima ancora delle statistiche, rischia di svuotare i negozi e indebolire ulteriormente il commercio di prossimità.

Sul futuro pesa inoltre l’incognita del post-PNRR. Confesercenti richiama le previsioni Svimez secondo cui, terminata la spinta degli investimenti legati ai progetti europei, la crescita del Mezzogiorno potrebbe rallentare sensibilmente, fino a raggiungere lo 0,4% nel periodo successivo al 2026. Uno scenario che, secondo l’associazione, rischia di rendere ancora più evidenti i nodi strutturali irrisolti del territorio tarantino.

«Le nostre imprese non vivono di indizi statistici, ma di incassi quotidiani», sottolinea il presidente di Confesercenti Taranto. «La prolungata assenza di certezze sul futuro economico del territorio, unita ai rincari energetici, alla perdita di potere d’acquisto delle famiglie e alle difficoltà del sistema produttivo locale, continua a comprimere i consumi e ad alimentare un clima di sfiducia che penalizza il commercio di prossimità».

Da qui la richiesta di una nuova visione per Taranto, capace di mettere insieme tutela della salute, rilancio economico, innovazione e valorizzazione delle attività commerciali. Per Confesercenti, infatti, i negozi non sono soltanto luoghi di vendita, ma rappresentano presidi sociali, sicurezza urbana, occupazione e qualità della vita.

L’associazione chiede quindi che il commercio sia coinvolto stabilmente nei tavoli decisionali sul futuro del territorio e indica nella diversificazione economica una delle principali sfide per i prossimi anni. Turismo, servizi, artigianato, innovazione e piccola impresa, insieme al commercio di prossimità, dovrebbero diventare – è la posizione di Confesercenti – i pilastri di un modello di sviluppo più equilibrato, resiliente e sostenibile.

La domanda che resta sullo sfondo è dunque se la ripresa fotografata dai dati nazionali riuscirà davvero a tradursi in una ripresa concreta anche a Taranto, dove, al momento, la fiducia delle statistiche sembra viaggiare a una velocità molto diversa da quella delle imprese e delle famiglie.