Ilva, undici morti in 14 anni di gestione statale: “Non è una tragedia, ma un fallimento dei controlli”
Undici operai morti dall’inizio della gestione commissariale, due dei quali nell’ultimo mese. Non “tragedie” imprevedibili, ma il risultato di omissioni e responsabilità che, secondo il Segretario provinciale di Avanti-PSI Taranto Paolo Castronovi, nessuno ha ancora assunto fino in fondo.
In una nota diffusa alla stampa, Castronovi torna a puntare il dito contro la situazione dello stabilimento siderurgico di Taranto, l’ex Ilva, parlando apertamente di “fallimento oggettivo” dopo quattordici anni di gestione statale. Un periodo segnato da commissariamenti, proroghe e decreti “salva-Ilva”, che – si legge nel comunicato – non avrebbero prodotto risultati concreti sul fronte della sicurezza.
“La dicotomia tra lavoro e vita non è accettabile”, afferma il segretario provinciale, ribadendo una posizione già espressa in passato. “Se si vuole produrre, lo si faccia garantendo la sicurezza. Se si decide di chiudere, si tutelino reddito e dignità dei lavoratori”.
Al centro della denuncia anche il tema dei controlli. Secondo Castronovi, la ripetizione di incidenti mortali con dinamiche simili a distanza di poche settimane dimostrerebbe che i meccanismi di prevenzione non stanno funzionando adeguatamente. Un riferimento diretto al ruolo del servizio di prevenzione della ASL, definito “primo presidio istituzionale”, la cui azione – sostiene – risulterebbe insufficiente.
La gestione dell’impianto, affidata allo Stato da oltre un decennio, viene descritta come una lunga sequenza di promesse e piani industriali rimasti sulla carta. “Non è il momento delle commissioni o delle dichiarazioni di cordoglio – si legge ancora – ma delle responsabilità concrete”.
L’appello è rivolto ai ministeri competenti, all’autorità giudiziaria, alle aziende sanitarie locali e alla struttura commissariale affinché intervengano con misure immediate.
“Una fabbrica che chiude è un fallimento collettivo – conclude Castronovi – ma una fabbrica che uccide sistematicamente è qualcosa di peggio: significa che qualcuno ha già deciso quanto vale una vita operaia. E noi quella valutazione non la accettiamo”.

