Ilva, la verità finale: la politica fugge, la giustizia interviene

Condividi

La chiusura dell’area a caldo segna la fine di un inganno istituzionale durato decenni, una verità che emerge con forza nella riflessione dell’ing. Agostino Capogrosso: non una scelta politica, ma l’inevitabile conseguenza giudiziaria di anni di immobilismo, promesse mancate e decreti inefficaci. Un epilogo che smaschera responsabilità precise e restituisce centralità al diritto alla salute, troppo a lungo sacrificato sull’altare della produzione.

FINE DEL BLUFF! (Riflessione dell’Ing. Agostino Capogrosso)

La chiusura dell’area a caldo è il capolinea di una colossale truffa istituzionale. Per decenni le istituzioni hanno venduto l’illusione di una produzione compatibile con la vita, coprendo il proprio immobilismo con decreti farsa e promesse da marinaio, solo per rinviare l’inevitabile.

È già partito il teatrino dello scaricabarile, con una classe politica in fuga che tenta di salvarsi la faccia addossando ogni colpa alle sentenze dei magistrati. Strategia attesa da sempre: si lascia fare il lavoro sporco alla magistratura per poi vestire i panni delle vittime e strillare all’eccesso di rigore burocratico.

Ma la politica non si illuda: non funziona così. I giudici non hanno fatto altro che applicare, finalmente, un principio costituzionale ed europeo sacrosanto e indiscutibile: il diritto alla salute e alla vita prevale sempre su qualsiasi interesse d’impresa e di produzione (art. 32 e 41 della Costituzione).

Arrivare alla chiusura per via giudiziaria e non per scelta politica è la condanna definitiva per chi ha gestito il potere in tutti questi anni. La magistratura fa il suo dovere di fronte a pericoli intollerabili; la politica ha preferito sperperare anni e risorse pubbliche in decreti “salva-impianto”, finti tavoli di riconversione e vuote illusioni di decarbonizzazione, lasciando di fatto la comunità e il territorio senza uno straccio di alternativa.

Nascondersi dietro le sentenze per uscirne con le mani pulite non è solo vile, è un insulto alla dignità di questo territorio. La salute non si baratta, e la maceria sociale e industriale che resta porta la firma esclusiva di una classe dirigente incapace, che ha preferito farsi commissariare dai tribunali pur di non metterci la faccia.

#exILVA #taranto #saluteediritto #Costituzione #politicaindustriale #ambiente #giustizia