Il mare torna a respirare grazie ad un’operazione di bonifica dei fondali che ha rimosso 11 tonnellate di rifiuti e reti fantasma

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Un’azione coordinata, tecnologicamente avanzata e profondamente necessaria: è quella che ha portato alla rimozione di ben 11 tonnellate di rifiuti e attrezzi da pesca dai fondali marini italiani, restituendo ossigeno e speranza a ecosistemi sommersi da anni di incuria.

Il progetto, guidato da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) in qualità di soggetto attuatore, ha visto la sinergia tra enti scientifici e operatori economici: Fondazione Marevivo, Castalia Consorzio Stabile e CoNISMa (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare). Fondamentale il contributo dello “Studio Fabio Matacchiera” di Taranto che ha fornito strumentazioni all’avanguardia per facilitare l’individuazione e il recupero dei rifiuti. Grazie a sistemi di comunicazione audio-video tra sommozzatori e base operativa, le operazioni subacquee hanno potuto contare su un coordinamento preciso e sicuro.

In totale sono state effettuate 147 immersioni in 15 siti marini distribuiti lungo le coste italiane, raggiungendo profondità fino a 50 metri. I risultati sono impressionanti: oltre 400 attrezzi da pesca abbandonati sono stati recuperati, tra cui reti a strascico, lenze, nasse, “cannizzi”, grovigli di cime e attrezzi da posta. Alcuni di questi si estendevano per oltre un chilometro, soffocando intere porzioni di fondale.

Questi materiali non solo deturpano il paesaggio marino, ma rappresentano una minaccia concreta per la biodiversità. Le reti fantasma continuano a intrappolare pesci e altre creature marine, mentre le plastiche e le fibre sintetiche rilasciano microinquinanti che alterano gli equilibri ecologici. La rimozione di questi rifiuti è quindi un atto di salvataggio per il mare e per le comunità che da esso dipendono.

“Nei fondali ripristinati potrà ora avviarsi un processo di rigenerazione naturale: ampie superfici torneranno gradualmente a ospitare comunità marine, contribuendo al recupero ecologico e alla funzionalità degli habitat”, spiegano i ricercatori di ISPRA. Un messaggio chiaro: il mare, se liberato dai suoi vincoli artificiali, ha la forza di rinascere.

Questa brillante operazione dimostra quanto la collaborazione tra scienza, tecnologia e istituzioni possa generare risultati concreti per l’ambiente. È un modello virtuoso che merita di essere replicato e sostenuto, perché ogni rete rimossa, ogni rifiuto recuperato, è un passo verso un mare più sano e un futuro più sostenibile.