Grottaglie: indagati i due agenti che hanno risposto al fuoco uccidendo il pregiudicato Mastropietro. Atto dovuto ma…
Sono indagati per omicidio colposo i due agenti in servizio presso la sezione “Falchi” del commissariato di Grottaglie che, nel corso dell’operazione dell’ultimo 12 giugno, hanno ucciso il pregiudicato Michele Mastropietro durante uno scontro a fuoco seguito a un inseguimento.
La sparatoria è avvenuta poco dopo che Mastropietro aveva aperto il fuoco contro una pattuglia dei Carabinieri, uccidendo il brigadiere capo Carlo Legrottaglie. Gli agenti, entrambi sulla cinquantina, hanno ricevuto un avviso di garanzia, firmato dal pubblico ministero Francesco Ciardo, in vista dell’autopsia sul corpo del fuggitivo, in programma per il 17 giugno. Secondo fonti giudiziarie, l’iscrizione nel registro degli indagati sarebbe un atto tecnico necessario legato alle indagini e al conferimento dell’incarico medico-legale. L’ipotesi contestata è quella di eccesso colposo nell’uso delle armi.
Secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti, dopo aver sparato a Legrottaglie con una pistola calibro 9×21, Mastropietro si sarebbe dato alla fuga con Giannattasio nelle campagne di Grottaglie. È lì che i due agenti lo hanno intercettato, dando luogo a un nuovo scontro armato, durante il quale il 59enne è stato colpito mortalmente.
Tra le parti offese sono stati identificati la moglie, i fratelli e i tre figli minorenni di Mastropietro. L’indagine è ora nelle mani della Squadra Mobile di Taranto, incaricata di far piena luce sulle dinamiche dell’accaduto.
L’avvocato Antonio La Scala, uno dei legali degli agenti insieme al collega Giorgio Carta, ha commentato così la vicenda: «Giuridicamente è un atto doveroso finalizzato ad accertare le reali cause e le dinamiche di quanto accaduto. Sotto un profilo umano, da cittadino e non da avvocato sono dispiaciuto che due agenti che hanno rischiato la vita in un conflitto a fuoco siano loro adesso ad essere indagati»

