Fontane pubbliche ad Avetrana, la replica: “Tutelare l’acqua sì, ma senza rinunciare a un servizio per la comunità”
Dopo le precisazioni fornite dall’assessore ai Lavori Pubblici Francesco Saracino sulle ragioni che hanno portato alla dismissione di alcune fontane pubbliche ad Avetrana, arriva la replica di Michele Olivieri, autore delle osservazioni che hanno alimentato il dibattito cittadino.
Pur riconoscendo la gravità della crisi idrica e la necessità di adottare misure di tutela della risorsa, Olivieri sostiene che l’eliminazione delle fontane non fosse l’unica strada percorribile e invita a riflettere su possibili alternative in grado di contrastare gli abusi senza privare la collettività di un servizio pubblico.
Prendo atto della risposta dell’assessore e delle motivazioni addotte dall’Amministrazione comunale in merito alla dismissione di alcune fontane pubbliche. Essendo stato l’autore delle osservazioni che hanno dato origine a questo dibattito pubblico, ritengo tuttavia doveroso che mi venga riconosciuta la possibilità di replicare e di esporre ai cittadini alcune considerazioni che meritano attenzione. Nessuno mette in discussione la necessità di tutelare una risorsa preziosa come l’acqua, soprattutto in una fase di emergenza idrica. Tuttavia, resta da verificare se la dismissione delle fontane pubbliche rappresentasse davvero l’unica soluzione possibile. Le fontane non costituiscono soltanto un elemento decorativo, ma un servizio pubblico essenziale, particolarmente importante durante il periodo estivo, quando la popolazione aumenta per la presenza di turisti, visitatori e cittadini che frequentano gli spazi pubblici. Garantire l’accesso gratuito all’acqua potabile significa offrire un servizio di civiltà, di accoglienza e di tutela della salute pubblica. Se il problema era rappresentato dai prelievi impropri, appare legittimo domandarsi perché non siano state valutate soluzioni meno penalizzanti per la collettività. Oggi esistono sistemi tecnologici semplici ed economici che consentono di limitare gli sprechi e impedire utilizzi abusivi: dispositivi a tempo, rubinetti con chiusura automatica, sistemi di erogazione controllata o altre forme di regolamentazione dell’accesso. Appare inoltre significativo che alcune delle fontanelle interessate si trovino a poche decine di metri dalla sede comunale e dalla postazione della Polizia Locale. Se gli abusi erano effettivamente così frequenti e noti, viene spontaneo chiedersi se non fosse possibile intensificare i controlli e sanzionare i responsabili, anziché privare l’intera comunità di un servizio pubblico. Il punto, quindi, non è negare il problema della scarsità idrica, ma interrogarsi sul principio di proporzionalità dell’intervento adottato. In uno Stato di diritto gli abusi vengono contrastati colpendo chi li commette, non eliminando necessariamente il servizio per tutti. Per questo il dibattito resta aperto: la tutela dell’acqua è un obiettivo condivisibile, ma lo è altrettanto la ricerca di soluzioni che consentano di preservare beni e servizi pubblici che per decenni hanno rappresentato un simbolo di identità, socialità e accoglienza per la comunità avetranese. Miky Oli

