Ex Ilva, sequestro del convertitore 3 e 17 indagati per la morte di Claudio Salamida. Cresce allarme sicurezza
TARANTO – Il pubblico ministero Mariano Buccoliero ha convalidato il sequestro probatorio senza facoltà d’uso della parte del convertitore 3 dell’Acciaieria 2 dell’ex Ilva di Taranto, dove il 12 gennaio scorso ha perso la vita Claudio Salamida, operaio di 47 anni dipendente di Acciaierie d’Italia.
L’uomo è precipitato per circa sette metri, dal quinto piano al quarto piano rialzato del convertitore, mentre stava effettuando la regolazione delle valvole per il flusso dell’ossigeno, operazione necessaria alla trasformazione della ghisa in acciaio. Secondo gli accertamenti iniziali, la caduta sarebbe stata causata dal cedimento di una pedana in legno che copriva un’apertura su una passerella.
Con questo provvedimento salgono a due gli impianti sottoposti a sequestro senza facoltà d’uso nello stabilimento: oltre al convertitore 3, resta sequestrato anche l’altoforno 1, interessato da un incendio avvenuto a maggio scorso senza feriti. Per quest’ultimo, Acciaierie d’Italia ha presentato istanza di dissequestro, respinta per la seconda volta dalla Procura, che ha ritenuto necessari ulteriori approfondimenti tecnici. Rimane inoltre sotto sequestro con facoltà d’uso l’intera area a caldo, vincolo che discende dal sequestro del luglio 2012 per gravi reati ambientali.
L’inchiesta sulla morte di Salamida ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 17 persone con l’ipotesi di omicidio colposo per violazioni delle norme sulla sicurezza. Sedici indagati appartengono ad Acciaierie d’Italia, uno alla ditta esterna Peyrani Spa, coinvolta in lavori di manutenzione sul convertitore. Tra i nomi figurano il direttore generale Maurizio Saitta, il direttore dello stabilimento Benedetto Valli, i responsabili dell’area Acciaieria e della manutenzione, oltre a capiturno, capisquadra e addetti. Come parti offese sono indicati la moglie, il figlio minore, i genitori e un fratello dell’operaio.
Lunedì il pm conferirà l’incarico per l’autopsia al medico legale Liliana Innamorato, che dovrà chiarire le cause del decesso e ricostruire la dinamica della caduta.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di allarme sicurezza nello stabilimento. L’Usb di Taranto ha infatti reso noto un ulteriore episodio avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 dicembre nell’area portuale dell’ex Ilva, dove il cedimento del piano di camminamento di una scala di emergenza degli uffici Ima 1 avrebbe causato la caduta di un lavoratore di una ditta dell’appalto. Il sindacato afferma di aver appreso dell’accaduto solo l’8 gennaio e denuncia la mancata comunicazione alle Rls, segnalando inoltre l’assenza di documentazione sui controlli strutturali e versioni discordanti sull’uso della scala. L’episodio è stato segnalato allo Spesal.
A pochi giorni dall’ennesimo incidente mortale, il sindacato ribadisce la necessità di rafforzare prevenzione, manutenzione e trasparenza nelle comunicazioni sulla sicurezza, per evitare nuovi episodi nello stabilimento siderurgico.

