Ex Ilva di Taranto: il Governo rilascia l’AIA, il territorio dice “No”
Nonostante il forte dissenso espresso dalle istituzioni locali, il Governo ha deciso di procedere con il rilascio della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per l’ex Ilva di Taranto.
Il Sindaco Piero Bitetti, insieme al Sindaco di Statte, al Presidente della Provincia e al Presidente della Regione Puglia, aveva chiesto un rinvio per approfondire gli aspetti sanitari e ambientali, ma la richiesta è stata respinta. La decisione è arrivata direttamente dai Ministeri competenti, bypassando il parere negativo degli enti territoriali.
Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha annunciato il rilascio dell’AIA con toni trionfalistici, affermando che “Taranto continuerà, lo stabilimento è salvo, la siderurgia italiana è salva”. Una dichiarazione che ha suscitato indignazione tra cittadini e associazioni, che vedono in questa scelta un segnale di totale disconnessione tra il Governo e le istanze del territorio.
Cosa prevede la nuova AIA
La nuova autorizzazione è temporanea e sarà sottoposta a riesame a partire da agosto, in base all’accordo di programma interistituzionale. Nel frattempo, stabilisce un limite massimo di produzione di sei milioni di tonnellate annue per i prossimi dodici anni e introduce ben 470 prescrizioni, tutte recepite dall’Istituto Superiore di Sanità. In alcuni casi, si continuerà ad applicare i parametri della precedente AIA per circa sei mesi, in attesa di ulteriori dati.
Il Ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto, ha dichiarato che il riesame dell’AIA rafforza il presidio ambientale su uno dei siti industriali più complessi del Paese, e che le prescrizioni previste mirano a migliorare le performance ambientali, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione e tutela della salute.
Le reazioni del territorio e della società civile
La risposta delle associazioni e dei movimenti locali non si è fatta attendere. Alessandro Marescotti di PeaceLink ha sottolineato come, nonostante la decisione del Governo, il territorio abbia mostrato una forte unità nel dire “no” all’AIA. Ha definito il risultato “il migliore possibile” in un contesto in cui le istituzioni nazionali non hanno ascoltato i cittadini. Ha inoltre lodato il lavoro dell’assessora Fulvia Gravame e ribadito la necessità di chiudere l’area a caldo, ormai ridotta al minimo per la gravissima crisi dell’impianto.
Secondo PeaceLink, l’Accordo di Programma deve servire a ricollocare i lavoratori, poiché la crisi dell’Ilva è considerata irreversibile. Continuare a investire denaro pubblico per coprire debiti insostenibili è, secondo Marescotti, una scelta folle. La proposta è chiara: abbandonare il piano di riarmo industriale e avviare un vasto piano per il lavoro e la bonifica ambientale, unendo le forze dei movimenti per la pace, l’ambiente e l’occupazione.
Anche l’associazione Giustizia per Taranto ha preso posizione con forza, denunciando il rilascio dell’AIA come una decisione non condivisa dagli enti locali. Ha annunciato una battaglia legale per impugnare l’autorizzazione e ha convocato una mobilitazione pubblica per lunedì 21 luglio in piazzetta Gandhi, accanto alla Prefettura, per organizzarsi in vista del consiglio comunale che discuterà l’accordo di programma.
La posizione di Europa Verde/AVS
In un comunicato congiunto, Europa Verde-Verdi/AVS ha espresso profonda preoccupazione per il rilascio dell’AIA, sottolineando come i Ministeri dell’Ambiente e della Salute abbiano concesso parere positivo con prescrizioni, mentre il Ministero dello Sviluppo (MIMIT) abbia dato via libera senza alcuna condizione. Il partito ha ringraziato gli enti locali per la compattezza dimostrata e ha criticato duramente le dichiarazioni del Ministro Urso, ritenute un segnale di totale sordità rispetto alle richieste del territorio.
Europa Verde ha invitato tutti i partiti di opposizione e l’intero consiglio comunale di Taranto a mantenere fermezza e serietà. La battaglia, affermano, è ancora aperta e richiederà unità, determinazione e un impegno costante per costruire un futuro diverso da quello imposto negli ultimi sessant’anni.

