Da Manduria a Taranto. Dalla paura alla gratitudine: Fabio racconta una storia di buona sanità
Sembrava una vigilia di Pasqua come tante, con quella quiete sospesa che precede le feste. Ma per Fabio e sua moglie, quella giornata ha preso una direzione inattesa, trasformandosi in una corsa contro il tempo e, allo stesso tempo, in una testimonianza concreta di buona sanità.
Fabio ricorda con lucidità il momento in cui ha notato “qualcosa di strano” in sua moglie. Un dettaglio, un’espressione, un segnale che solo chi ama sa cogliere. Senza esitare, decide di accompagnarla al Pronto Soccorso dell’ospedale “M. Giannuzzi” di Manduria. È lì che, fin dai primi minuti, comprende di essere nel posto giusto.
Il dottor Michele Bottari, medico di turno, insieme ai colleghi che si sono avvicendati, mostra subito una premura rara. La valutazione è rapida, attenta, scrupolosa. La dottoressa Antonietta Ax, con professionalità e determinazione, riesce a individuare immediatamente la diagnosi: aneurisma con emorragia cerebrale. Una diagnosi che non lascia spazio ai ritardi.
Parte così il trasferimento d’urgenza all’ospedale SS. Annunziata di Taranto, dove la paziente viene sottoposta a un delicato intervento chirurgico. Fabio ricorda con gratitudine anche il personale del reparto di Interventistica: “garbati, professionali, educati”. Medici capaci di spiegare con chiarezza ogni rischio, ogni passaggio, ogni possibile scenario, senza mai perdere la calma o l’umanità.
Il percorso di cura prosegue nel reparto di Neurochirurgia, dove la moglie di Fabio resta ricoverata per oltre venti giorni. Qui, ancora una volta, la famiglia trova ciò che ogni cittadino spera di incontrare nei momenti più fragili: competenza, attenzione, rispetto. Il dottor Massimo Galasso, il dottor Nicola Zelletta, gli altri medici, gli infermieri e gli operatori socio-sanitari diventano un punto di riferimento costante, una presenza rassicurante che accompagna giorno dopo giorno la ripresa.
Oggi Fabio sente il bisogno di raccontare questa storia. Non per retorica, ma per giustizia. Perché, come lui stesso sottolinea, “non sempre si parla di malasanità”. Ci sono situazioni in cui la professionalità, la dedizione e la sensibilità dei sanitari fanno davvero la differenza. Situazioni in cui la vita cambia direzione grazie alla prontezza e alla competenza di chi lavora in corsia.
“In questa situazione posso dire che, dal primo sanitario del triage del Giannuzzi di Manduria fino alle dimissioni dal SS. Annunziata, siamo stati fortunati. Ringrazio pubblicamente tutti”, conclude Fabio, con una gratitudine che non è solo personale, ma che diventa testimonianza collettiva del valore di un sistema sanitario che, quando funziona, merita di essere raccontato. Una storia che ricorda a tutti noi che dietro un camice ci sono persone, e che il loro lavoro, spesso silenzioso, può salvare vite e restituire speranza.

