Confindustria. Tempa Rossa: il Comune dice NO, intervenga la Regione

Taranto – Il consiglio comunale di Taranto decide di rinunciare ad un investimento su Taranto pari a 300 milioni di euro, mentre la raffineria rischia di chiudere e l’economia precipita. Confindustria Taranto, stigmatizzando fortemente la linea adottata dal Comune, torna a

sottolineare la valenza del Progetto Tempa Rossa, incitando l’ente regione a sostenere “quelle opportunità che altrove, in Sicilia e non solo, vengono sostenute e portate avanti da intere comunità e che qui a Taranto vengono respinte in nome di un ambientalismo in gran parte oramai solo ideologico, approssimativo e purtroppo ostativo di ogni progetto di sviluppo per il territorio”.
L’associazione degli Industriali jonici ritiene che il “consiglio comunale di Taranto ancora una volta non brilla per capacità di valutazione e di approfondimento di un progetto importante e di grande valenza per la città; il parere negativo dell’assise comunale arriva peraltro in un momento in cui era ancora in piedi un confronto, in tal senso, con l’Eni. Malgrado lo stesso sindaco avesse più volte annunciato di voler analizzare il progetto e poi assumere le opportune decisioni dopo appositi confronti ad hoc con le parti interessate, il primo cittadino ha deciso per un – probabilmente più comodo- dietro front”.
“Taranto – ribadisce Confindustria – è già letteralmente sfiancata dal ridimensionamento dei suoi più grandi insediamenti industriali: anche le sorti della raffineria, infatti, sono state messe in discussione dall’Eni per via della crisi che investe il settore. Il rischio di deindustrializzazione più volte paventato da questa associazione si fa pertanto sempre più tangibile”
L’avvio del progetto Tempa Rossa, infatti, – sottolineano gli Industriali jonici – si presenta al momento strettamente connesso alla permanenza su Taranto della stessa raffineria, che, attraverso la realizzazione dell’oleodotto, aumenterebbe i livelli di competitività dello stabilimento tarantino conferendogli un’importanza strategica nello scacchiere delle raffinerie in Italia, allontanando pertanto i paventati rischi di chiusura”.

“Tempa Rossa comporterebbe inoltre una presenza di 90 navi petroliere in più: in numero ben lontano dai rischi di affollamento che, al contrario, conferirebbe al porto quella operatività e quindi quella competitività, da sempre invocate e già fortemente a rischio per il ridimensionamento del centro siderurgico”.
Confindustria Taranto chiede dunque l’intervento della Regione Puglia e del governatore Vendola, “affinché si esprima, a sua volta, su una questione che è culturale e sociale prima ancora di essere produttiva ed economica. Una questione che attiene l’evoluzione di un territorio altrimenti destinato ad arretrare di mezzo secolo rispetto alla sua storia, con ripercussioni purtroppo sempre più gravi”.

confindustria_taranto

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