Avetrana in scena: “Intorno a Federico” e il destino di Bianca Lancia

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Intime emozioni quelle suscitate dalla rappresentazione teatrale “Intorno a Federico (Bianca Lancia)” a cura della Compagnia Teatro e Vita, diretta magistralmente dall’attore-regista Gino Cesaria.

E non poteva essere diversamente vista la profonda conoscenza del pathos teatrale dello stesso regista. Tutta la scena che si presenta allo spettatore è un crescendo di emozioni contrastanti, forti e profonde perché afferenti alla sfera personale del genere umano: il sentimento dell’amore, quello della paura, del desiderio carnale, la condizione del dubbio, prerogativa unica della mente umana che si sospinge sin nei suoi meandri più tortuosi, il fascino di un’attesa inconsapevole per un uomo, ormai, di incerta moralità, il desiderio di catalizzare potere ed interesse… condizioni che, rappresentate da capaci attori, avvicendandosi nell’animo dei protagonisti, vengono rimbalzati con potente vigore al cuore dello spettatore. Così, non è possibile sottrarsi allo sguardo ammaliante della Serva di corte che accompagna per tutto l’atto, come un deus ex machina, la fragile forza di Bianca Lancia; allo sguardo penetrante di un Pier delle Vigne che con abile maestria, dissolve le certezze di un equilibrio, politico, che inizia a vacillare; alla forza di volontà di un Inquisitore che si dimena tra la verità e l’inganno; alla struggente quanto profonda figura della Balia, voce imponente di una rappresentazione che la vuole sulla scena come fiamma che arde di verità, presagio e morte; alle attitudini quasi artistiche di Taddeo da Sessa che, diventato uno dei consiglieri più fidati del sovrano, dispensa riflessioni ed opportunità. E poi, integerrima e fedele alla raffigurazione di donna innamorata, si erge la figura di Bianca Lancia, austera ed intransigente nei confronti di chi, a corte, ormai sa che il tempo si sta consumando. Chiusa nel Castello di Gioia del Colle, e sempre in trepidante attesa del ritorno del suo amato, Bianca rappresenta quel modello di donna che oggi sfugge alle riflessioni di una società fluida e veloce. Amante, moglie, madre e soprattutto sposa di un uomo che, troppo spesso lontano per questioni politiche e di conquista territoriale, la accuserà erroneamente (ma forse anche un po’ voluto) di infedeltà provocando in lei un terremoto di sentimenti inconciliabili e discordanti, tanto da indurla al suicidio. Decisione che non rappresenta una punizione nei confronti di se stessa, ma piuttosto un atto di ribellione e di castigo verso colui che, occupato in altre direzioni, non vede l’amore della sua donna, dedita a tutto ciò che riguarda l’unione sponsale tra due individui. La rappresentazione, nella sua totalità regala altre perle di brillante comunicazione: dai colori degli abiti storici, alle luci di scena, dal timbro della voce, modulato dagli attori con abile padronanza, al movimento degli stessi che non danno la dimensione di essere figure ferme e pesanti sulla scena, ma sembrano fluttuare in uno spazio temporale che ferve di fame di conoscenza. Sei attori che, consapevoli di una importante responsabilità, regalano momenti di alto impatto emotivo: Enza Merico, Bianca Lancia, Salvatore Buonomo, Pier delle Vigne, Antonio Morleo, Taddeo da Sessa, Peppaccio, Inquisitore, Patrizia Quartulli, Balia ed Emanuela Panarese, Serva di Corte, riescono, sin dalle prime battute, a catalizzare l’attenzione del pubblico. Il tutto, racchiuso da alcune considerazioni, declinate per occhi ed orecchi attenti: l’uso della lingua, quella di corte che stride con il volgare, come a voler sugellare una sorta di importanza e primigenia della lingua dell’umanità, ancora oggi tema di grande attualità. Di Federico, appunto, si parla: la sua presenza non è rappresentata da una fisicità che prende forma, ma c’è, si sente e sembra caratterizzare anche la gestualità degli attori stessi, quasi a volerli tenere in un bilico emotivo che procura ansia. E in aggiunta, la locazione della rappresentazione teatrale: il Torrione di Avetrana, adiacente a Piazza Parlatano, da poco ristrutturata, offre uno scorcio profondo e reale… in lontananza, quasi in penombra tra le rosse luci di scena, e come un gioco della casualità, si intravede, maestosa, una finestra sulla torre… il presagio del buio e il desiderio di libertà verso i quali Bianca Lancia sembra voler volare, spesso accompagnata da una triste quanto inconsapevole bellezza della vita.

Francesca Rita Nardelli 

(Foto di Bruno Leo)