Avetrana accoglie AmbulaSmile, l’ambulanza che porta il sorriso in corsia

Condividi

La presentazione di AmbulaSmile ad Avetrana, promossa dall’Associazione Smile for Life, ha avuto un successo che va oltre la partecipazione della comunità. Il progetto, nobile e generoso, è stato reso possibile grazie alla donazione da parte di una famiglia di benefattori dell’ambulanza-clown e dell’impegno congiunto dell’Associazione.

Avvalendosi dei suoi volontari, i clown di corsia darà un nuovo volto al concetto di volontariato: gioia, speranza e un po’ di leggerezza a chiunque si troverà nella condizione di necessità, soprattutto a quei bambini che, stretti nella morsa della sofferenza, potranno trovare umanità e amore.

Il volontariato, che da sempre ha rappresentato un valore autentico nel DNA del cittadino italiano, con AmbulaSmile simboleggia appieno questo significato, carico di grandi aspettative.

All’evento, presenti le massime autorità politiche e militari della provincia tarantina tra cui il Prefetto di Taranto S. E. Ernesto Liguori e il sottosegretario alla Salute on. Marcello Gemmato.

Ma il cuore pulsante della serata sono stati i clown di corsia che hanno regalato sorrisi e pura serenità ai presenti. Gli allievi, con Alessandro Scarciglia, presidente dell’associazione, in arte Frattak e già clown terapeuta da 11 anni, e con Maurizio Ingrosso, vicepresidente, nelle vesti di Elàn, hanno distribuito il loro impegno in 124 ore di teoria e 30 ore di tirocinio pratico. Un percorso non semplice, come è stato più volte sottolineato, ma sicuramente foriero di buone pratiche, conclusosi con una tesina d’esame.

Il gruppo, composto da tirocinanti di Avetrana, Oria, Erchie e Francavilla Fontana, vanta la partecipazione di Manduria con Angela Dadamo, in arte Heonia Osìri, Antonella Mariggiò in Saida, Viviana Tripaldi in Katha e Dario Dalemmo in Okidoki. Sorretti da una forte volontà, i corsisti si sono avvalsi dell’insegnamento di alcuni maestri importanti nel campo della clownterapia, in collaborazione con Siclot, la scuola internazionale di Clown e Clownterapia, e con la sua direttrice Cristiana Zongoli, in arte Stellina, ed Angelo Cofano, vicedirettore, in arte dott. Birimbao.

Affiancati da un altro eccellente istruttore quale Ian Algie, nome riconosciuto nel campo dell’improvvisazione teatrale con l’ideazione dei laboratori di clown teatrale, il corso e il tirocinio hanno registrato momenti non solo di preparazione tecnica ma anche e soprattutto di umanità. Il gruppo ha anche vissuto momenti di personale crescita ed equilibrio emotivo grazie al lavoro della psicoterapeuta Mariangela Baldari.

Protagonista principale di questa straordinaria avventura, il pagliaccio che, nel corso della storia, ha vissuto diverse “trasformazioni sociali”. Così come sottolinea il clown Heonia Osiri nella sua tesina: “Abbandonando una rigida gerarchia creata nel tempo, si giunge all’analisi della psicologa Alessandra Farneti che offre una riflessione clinica fondamentale e si focalizza proprio sulla figura del Pagliaccio. Egli non è semplicemente un personaggio comico, ma rappresenta la parte più goffa e vulnerabile di ciascuno di noi. È quella componente fragile, imperfetta e intimamente ‘sbagliata’ che spesso vorremmo tenere nascosta agli altri per paura del giudizio, quella che in molte circostanze della vita ci fa sentire profondamente fuori posto. E così, dopo studi approfonditi, si arriva al concetto della triplice valenza del clown terapeutico: quella sociale, perché istituisce la democrazia della risata abbattendo gerarchie sociali e sanitarie; quella pedagogica, che esorta a celebrare il fallimento in risorsa creativa allenando la resilienza e l’ascolto empatico; ed infine quella pedagogica che aiuta ad accendere e ad accettare la propria parte vulnerabile, spostando il focus dalla malattia al gioco, riducendo lo stress e riattivando le risorse di guarigione”.

La teoria del potere terapeutico del sorriso viene ideata da Hunter nel celebre film “Patch Adams”, interpretato da un eccellente Robin Williams: trasformando il concetto della cura medica, egli introduce la clownerie direttamente nei contesti ospedalieri, dimostrando che l’amore, l’empatia e il divertimento sono strumenti terapeutici potenti tanto quanto i farmaci perché ne alleviano il dolore e favoriscono la guarigione biologica e psicologica del paziente. La maschera più piccola del mondo, il naso rosso, non serve per nascondersi ma per svelarsi, poiché agendo come microschermo protettivo dà il permesso di liberare la parte più pura, intima e infantile, in totale sicurezza e in totale dono verso l’altro. Con il camice bianco, tratto distintivo del “lavoro in corsia”, personalizzato e trasformato attraverso colori e stampe, si completa una figura senza eguali per la quale si spera di raggiungere il riconoscimento nazionale quale professione sanitaria.

Alcune proposte di legge puntano infatti a istituire registri regionali affinché possa essere riconosciuta come tecnica di supporto alle cure.

Acquisire la clownterapia non solo come concetto di solidarietà ma come approccio quotidiano alla vita resta la forma più alta dell’animo umano, l’unico in grado di cambiare un percorso di vita troppo spesso superficiale e privo di emozioni.

Francesca Rita Nardelli