Arsenale di Taranto. Nuovo bacino galleggiante: la CGIL chiede confronto, Iaia accusa “politiche del No”
Il progetto di realizzazione di un nuovo bacino galleggiante all’Arsenale militare di Taranto, finanziato dal Ministero della Difesa con oltre 61 milioni di euro, accende il dibattito tra sindacato e politica. Da un lato la CGIL esprime preoccupazioni e chiede un confronto istituzionale e sindacale, dall’altro il deputato di Fratelli d’Italia Da Iaia difende l’investimento definendolo un’opportunità di sviluppo per il territorio.
Secondo quanto comunicato dal Ministero della Difesa, il finanziamento rientra in un piano di rinnovamento degli arsenali di Taranto e Augusta che prevede complessivamente 132 milioni di euro. A Taranto, in particolare, le risorse serviranno per realizzare un bacino galleggiante con una portata superiore alle 10mila tonnellate, destinato alla manutenzione delle unità navali della Marina Militare, tra cui le fregate Fremm, le Orizzonte e le PCA.
La Funzione Pubblica CGIL di Taranto, con una nota firmata dal segretario territoriale Pietro Avellino, dal segretario generale Cosimo Sardelli e dal segretario generale della Camera del Lavoro Giovanni D’Arcangelo, critica però la mancanza di confronto con il territorio e con i lavoratori.
Il sindacato sottolinea come la notizia sia arrivata “come un fulmine a ciel sereno” in un contesto internazionale delicato e senza alcun coinvolgimento delle istituzioni locali, della città e delle rappresentanze sindacali. In particolare la CGIL evidenzia la situazione dell’organico dell’Arsenale, passato negli ultimi anni da circa 1460 dipendenti agli attuali 760, e teme che il nuovo progetto possa non produrre ricadute occupazionali per il personale attualmente in servizio.
Tra le questioni sollevate ci sono anche i dubbi sulla realizzazione dell’opera nel Mar Piccolo, area classificata come SIN (sito di interesse nazionale) per le criticità ambientali, e la possibilità che il bacino possa essere utilizzato anche da marine militari alleate. Per questi motivi la CGIL chiede un confronto istituzionale che coinvolga parlamentari del territorio, amministrazioni locali e rappresentanze dei lavoratori.
Di tutt’altro tenore la posizione del deputato di Fratelli d’Italia Dario Iaia, che difende il progetto e accusa il sindacato di assumere un atteggiamento ideologico e ostruzionistico. Secondo Iaia l’investimento rappresenta una “buona notizia per tutti” perché punta a rafforzare il ruolo di Taranto come polo manutentivo nazionale per importanti unità navali della Marina Militare.
Il parlamentare respinge le preoccupazioni sollevate dalla CGIL, sostenendo che il bacino sarà collocato all’interno dell’area dell’Arsenale militare, ritenuta idonea dal punto di vista logistico e ambientale, e che l’opera sarà realizzata nel rispetto delle normative vigenti. Per Iaia risultano inoltre “fuori luogo” i timori legati all’eventuale utilizzo da parte di navi di Paesi alleati.
Il deputato conclude invitando il territorio a sostenere gli investimenti e a creare un clima favorevole allo sviluppo economico, avvertendo che atteggiamenti di chiusura e contrapposizione rischiano di frenare ulteriormente la crescita di una realtà già segnata da difficoltà economiche.
Il confronto resta quindi aperto: da una parte la richiesta di trasparenza, partecipazione e garanzie occupazionali avanzata dal sindacato, dall’altra la spinta della politica a cogliere un investimento considerato strategico per il rilancio industriale e produttivo di Taranto.

