Addio a Stefano: malato oncologico, simbolo della lotta per i diritti dei più fragili

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Ha fatto molto discutere nelle scorse settimane la vicenda di Stefano, paziente oncologico tarantino di 53 anni, riconosciuto dall’Inps come disabile al 100 per cento dopo l’asportazione di sette vertebre, resa necessaria da un tumore alla colonna vertebrale.

Nelle sue condizioni, anche un semplice spostamento fuori casa rappresentava un rischio significativo. Per questo motivo, gran parte dell’assistenza sanitaria di cui necessitava veniva garantita attraverso servizi di telemedicina. «Gravi limitazioni della capacità di deambulazione o affetto da pluri-amputazioni»: così riportavano le relazioni della commissione medica dell’Inps e gli altri documenti sanitari che descrivevano il suo stato di salute.

Accanto a lui c’era la moglie Alessandra, che lo ha sostenuto durante la malattia e nella lunga battaglia per i diritti delle persone più fragili. «Una questione di principio», l’aveva definita Stefano: non costringere chi vive una grave disabilità a dimostrare fisicamente la propria condizione.

La loro storia ha suscitato indignazione, diventando un caso nazionale. Dopo l’intervento di alcuni consiglieri comunali, la vicenda è arrivata all’attenzione di esponenti politici, sindacati e del garante regionale dei diritti delle persone con disabilità.

Vittima di un cavillo burocratico, Stefano non riusciva da circa un mese a ottenere il posto auto riservato e il rinnovo del pass, nel frattempo scaduto, perché la polizia locale, come previsto dal regolamento comunale, pretendeva che si presentasse di persona per ritirarlo, nonostante tale richiesta fosse incompatibile con le sue condizioni di salute. Eppure quel contrassegno era indispensabile per consentirgli spostamenti meno gravosi, soprattutto in occasione delle visite mediche e delle cure.

Durante una visita all’ospedale oncologico Moscati di Taranto ha vissuto l’ennesimo disagio: proprio per l’assenza del contrassegno ha avuto enormi difficoltà nel parcheggiare e nell’accedere alla struttura. Una situazione diventata insostenibile, tanto da spingere l’avvocato di famiglia a diffidare il Comune di Taranto e a chiedere l’intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Pochi giorni dopo, il Consiglio comunale ha finalmente approvato la modifica del regolamento, superando il limite imposto fino a quel momento. Nel frattempo, però, Stefano si è spento, diventando il simbolo di una battaglia di civiltà per i diritti delle persone con disabilità e contro gli ostacoli burocratici.

Stefano lascia la moglie Alessandra e due figli.

Laura Dimitri