“Acque torbide”: il romanzo d’esordio di Samuel Corvo

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Nelle acque torbide, si nascondono i segreti più profondi. Da questo nucleo parte il romanzo d’esordio di Samuel Corvo, un thriller da leggere con il fiato sospeso fino alla fine, come in una lunga apnea. “Acque torbide” vede protagonista Carolina, di ritorno sulla piccola isola di Selinara dopo vent’anni, che si trova faccia a faccia con il suo passato. “Mentre l’atmosfera si scalda sotto il sole, ombre sempre più scure si insinuano tra risate e apparenti riconciliazioni. Qualcuno nasconde qualcosa. Qualcuno mente. E l’isola, apparentemente immobile, è pronta a restituire tutto ciò che è stato nascosto sotto la superficie.”
Abbiamo incontrato l’autore, che ci ha parlato della nascita di questo thriller e della sua passione per la scrittura, originata proprio da…Agatha Christie!
Chi è Samuel Corvo?
Uno che ha avuto la fortuna di nascere il giorno della sua festa preferita: il 31 ottobre! A parte tutto… Domanda difficile! Evito di definirmi scrittore, credo che saranno gli altri alla fine a riconoscere il mio lavoro o meno. Credo che Samuel Corvo sia semplicemente un profondo idealista, estremamente affascinato dalla criminologia, dalle atmosfere cupe e ciniche, e dalla psiche umana che, se messa alle strette, può risultare decisamente torbida.

Come nasce Acque torbide?
Senza ripetermi troppo, il richiamo a Dieci piccoli indiani è stato quasi naturale, visto che è uno dei miei romanzi preferiti. Ma a parte questo, credo soprattutto nasca da una voglia matta di riassaporare quel gusto anni ‘90 e restituire quelle atmosfere con cui sono cresciuto, tinte di mistero, morbosità e intrecci serrati. Penso che sia molto umano il desiderio di voler scoprire chi ha fregato chi e come. Chi sarà il prossimo. Chi ha tradito la compagna o il compagno e così via. Siamo innegabilmente dei voyeur, e in questo il thriller psicologico funziona alla perfezione.

Qual è il fulcro di questo thriller così profondo e intrigante?
La colpa e la capacità di giudicarla. Spesso siamo troppo frettolosi ad additare qualcuno, a giudicarlo, appunto. Ma siamo veramente in grado di essere dei “giudici”? In base a cosa? A un senso morale? Certo, è necessario per vivere nella società. Ma saremmo altrettanto frettolosi se dovessimo giudicare i nostri amici più fidati? O peggio, noi stessi? E in quel caso, quanto diventa sottile la linea verso la verità?
A chi consigli la lettura di “Acque torbide”?
Penso a chiunque voglia immergersi in una storia fatta di intrecci e menzogne. Agli appassionati delle sfaccettature psicologiche e dei plot twist. In modo, spero, scorrevole e diretto. A quei lettori interessati alle dinamiche, talvolta torbide appunto, che si possono creare tra amici che non sono in grado di guardarsi negli occhi e dire la verità.
Qual è il messaggio più profondo che vuoi trasmettere?
In realtà, non cercavo tanto di lasciare un messaggio, quanto una sensazione. Un sapore. Rabbia, fastidio, disagio, anche adrenalina. Piccoli ingredienti che, messi insieme, spero possano lasciare il lettore con una riflessione latente. E, se così fosse, potrò dire di essere riuscito nel mio intento.
Trovate “Acque torbide” su tutti gli store fisici e digitali.
Asia Pichierri