A Dio Pippo Baudo: l’ultimo Maestro della televisione italiana

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La morte di Pippo Baudo segna un punto di non ritorno per la televisione italiana. Un uomo che ha fatto la storia, un volto che ha spaccato lo schermo. Classe 1936, è stato tra i presentatori più conosciuti e rappresentativi nella storia della televisione italiana.

Settevoci, Canzonissima, Varietà, Luna Park, Domenica In, Fantastico, Serata d’onore, Novecento e il Festival di Sanremo: è stato il precursore di un modo nuovo di fare comunicazione, di entrare in empatia con lo spettatore, di catalizzare energie pure ed idee nuove. Un uomo di spettacolo che, con la sua vasta cultura, ha reso possibile ed accessibile una comunicazione altrimenti destinata ad un pubblico ristretto e sognante.

Avvezzo alla conoscenza profonda, attenta e rispettosa del suo interlocutore, Pippo Baudo si erge a colui che della passione, del desiderio, costruisce un’immensa carriera che il pubblico gli concede subito e senza troppe remore. La figura del presentatore televisivo diviene così un punto fermo tra il passare degli anni e delle generazioni, un appuntamento fisso tra lo scorrere del tempo in un’Italia che cambia, tra eventi storici importanti e personaggi dello spettacolo e del panorama musicale da scoprire, assaporare, inventare!

La conduzione della kermesse nazionale più importante gli concede, come da cornice, un’aura di rispetto e sana autorevolezza grazie alle quali il nuovo linguaggio televisivo produce uno stile unico, irripetibile, perché nasce dalla voglia di far bene il proprio lavoro, dall’amore di trasferire su di un piano unico tra lui e lo spettatore una comunicazione diretta, limpida, comprensibile.

La sua fermezza ed integrità professionale, che presto si abbina ad una longilinea imposizione fisica, gestuale e di grande libertà comunicativa, sposta l’attenzione al modo in cui si fa informazione e comunicazione: con discrezione, educazione, approfondimento della notizia o dell’istante da vivere, rendendolo un momento nazionalpopolare.

Profondo conoscitore delle dinamiche comunicative e tecniche televisive, aveva espresso, attraverso un’intervista, disaccordo con il DPR 23 agosto 2017 n. 146 sul nuovo Regolamento contributi Radio e TV, che ribaltava completamente il rapporto tra televisioni e radio locali con il proprio territorio, annullando l’importanza della fidelizzazione del pubblico — altro obiettivo di tutta la sua lunga carriera — e della conoscenza del territorio che, appunto, non poteva che nascere da una costante interazione proprio con il locale. La libertà di espressione prima di tutto, senza obblighi rigidi di assunzione ma con una consapevolezza delle necessità territoriali e delle capacità economiche imprenditoriali.

Una vita per il palcoscenico, ed un palcoscenico per un uomo libero ed audace.

Francesca Rita Nardelli