“Il biglietto stropicciato”, romanzo d’esordio di Ella Greve
“Il biglietto stropicciato” è il romanzo d’esordio di Ella Greve, insegnante quarantaseienne, mamma e, da poco, anche autrice.
La sua storia finisce tra le pagine del suo primo libro e, attraverso la voce della giovane Camilla, racconta la quotidianità del mondo scolastico, fatto di emozioni, di pensieri, di affetto e di conforto. Con alle spalle la magica Napoli, emergono nel romanzo le tematiche della disabilità, del femminicidio, dell’ansia. Abbiamo scambiato due chiacchiere con l’autrice.
Chi c’è dietro lo pseudonimo di Ella Greve?
Dietro Ella Greve ci sono io, una donna di 46 anni, mamma di due adolescenti e insegnante di sostegno da quattro anni. Vengo da Castellammare di Stabia, città che porto nel cuore, e ho scelto questo pseudonimo perché mi piaceva l’idea di separare un po’ la mia vita privata da quella letteraria, pur restando me stessa in ogni pagina.
Il biglietto stropicciato è il tuo romanzo d’esordio, nato dai viaggi di lavoro per raggiungere la tua scuola. Quanto hai dato a questa storia?
Ho dato tanto, forse più di quanto pensassi all’inizio. Nelle ore trascorse in treno sono confluiti i pensieri, le emozioni, i ricordi e le osservazioni quotidiane. Non è un romanzo autobiografico, ma dentro c’è la mia esperienza di insegnante, la mia sensibilità verso i ragazzi, la mia passione per la scuola e per la scrittura.
Quale pensi sia la vera anima de Il biglietto stropicciato?
L’anima del libro credo sia lo sguardo. Quello della protagonista, che osserva i ragazzi, ascolta le loro storie e si mette in gioco; e quello del lettore, che attraverso di lei può vedere la scuola e i giovani da un’angolazione diversa, più intima. È uno sguardo che non giudica, ma che accompagna.
Tu e Camilla avete in comune la professione e in parte lo stile di vita, ma in cosa siete differenti?
Io e Camilla condividiamo l’amore per questo lavoro e la vita da pendolari, ma siamo diverse per età ed esperienza: lei ha 27 anni e si affaccia al mondo adulto con tutte le sue incertezze, mentre io ho già attraversato alcune di quelle fasi. Io porto con me il vissuto di madre e di donna più matura; lei rappresenta un’altra stagione della vita, fatta di slanci, paure e prime scelte importanti.
La storia di Camilla ha sullo sfondo una bellissima Napoli, che in parte è casa per te. Quanto ti ha dato questa città e quanto ha dato al romanzo?
Napoli mi ha dato tanto, ogni giorno. Con i suoi contrasti, la sua energia, la sua umanità. È una città che insegna a guardare le cose con occhi diversi, che non smette mai di sorprenderti. Al romanzo ha regalato un colore e un respiro che altrove non avrei trovato: le voci dei ragazzi, i vicoli, la Circumvesuviana, il mare sullo sfondo. Napoli è quasi un personaggio del libro.
La vena romance emerge dal romanzo, anche se non è posta in primo piano. Tematiche forti, infatti, come la disabilità, l’ansia, il femminicidio, scalpitano per venire fuori dalla storia attraverso la storia di questa forte protagonista. Come hai mescolato tutti questi ingredienti?
Ho cercato di farli convivere in modo naturale, come accade nella vita. Nessuno di noi vive solo d’amore o solo di dolore: ogni giorno intrecciamo affetti, difficoltà, fragilità e speranze. Così fa Camilla, così fanno i suoi studenti. La componente romance alleggerisce e accompagna, mentre le tematiche più forti emergono senza preavviso, perché la realtà dei ragazzi è questa: intensa, difficile e bellissima allo stesso tempo.
Dove ti condurrà in futuro la voce di Camilla?
Adesso sto lavorando al seguito, Il cuore stropicciato. Non so ancora dove mi porterà, ma so che Camilla ha ancora molto da dire e da scoprire, dentro e fuori la scuola. Forse continuerà a crescere insieme ai suoi ragazzi, e chissà, forse mi condurrà anche a scoprire parti di me che non conosco ancora.
Una storia emozionante e delicata, capace di insegnarci che a volte c’è solo bisogno di un biglietto stropicciato.
Asia Pichierri

