Traffico di rifiuti tra Taranto e Brindisi: sequestri a ENEL, CEMENTIR e ILVA

Sequestrata la centrale termoelettrica ENEL di Cerano a Brindisi. A Taranto apposti i sigilli allo stabilimento di CEMENTIRER S.P.A. e alcuni compendi di ILVA S.p.A.in A.S..
E’ in corso un sequestro per equivalente dell’ingiusto profitto pari a mezzo miliardo di euro.

Vasta operazione in materia ambientale che coinvolge la centrale termoelettrica ENEL di Cerano a Brindisi e la CEMENTIR S.p.A. e l’ILVA S.p.A. a Taranto.

Questa mattina i militari del Nucleo di Polizia Tributaria
della Guardia di Finanza di Taranto hanno eseguito un decreto
che dispone il sequestro preventivo della centrale termoelettrica
“Federico II” in località Cerano del comune di Tuturano (BR),
di proprietà della S.p.A. “Enel Produzione”, dello stabilimento di
Taranto della “Cementir Italia S.p.A.”, nonché dei parchi “loppa
d’altoforno, nastri trasportatori e tramogge” siti in quest’ultimo
stabilimento nonché nello stabilimento siderurgico “Ilva”.
Il provvedimento è stato disposto dal G.I.P. del Tribunale di Lecce,
su richiesta della Procura della Repubblica a questa sede alla
quale è stato anche applicato un magistrato dalla Procura di
Taranto.
L’operazione delle Fiamme Gialle, denominata “Araba Fenice”, ha
tratto origine da una attività di iniziativa conclusasi con un
sequestro penale, eseguita cinque anni fa, di due aree dello
stabilimento “Cementir Italia S.p.A.” di Taranto, illecitamente
adibite a discarica di rifiuti industriali, gran parte dei quali
originati dall’adiacente stabilimento siderurgico “Ilva S.p.A.”.
I successivi approfondimenti investigativi, anche attraverso intercettazioni telefoniche e telematiche, sono stati corroborati dagli esiti di una perizia tecnica disposta dalla Procura e dalle risultanze di analisi chimiche che hanno consentito di accertare che le materie prime utilizzate da “Cementir Italia S.p.A.” per la produzione di cemento e acquistate dall’Ilva S.p.A. e dallo stabilimento Enel di Cerano non erano conformi agli standard richiesti dalle normative vigenti.
Infatti, la loppa d’altoforno, venduta dall’Ilva alla Cementir è
risultata presentare criticità connesse alla commistione della
stessa con scarti/rifiuti eterogenei (scaglie di ghisa, materiale
lapideo, profilati ferrosi, pietrisco e loppa di sopravaglio) che ne
inficiano la capacità di impiego allo stato tal quale nell’ambito del
ciclo produttivo del cemento.
A causa della presenza di tali materiali estranei, la loppa, per
poter essere utilizzata nel processo produttivo del cemento, ha
necessitato di operazioni non previste nella c.d. “normale pratica
industriale” quali la “vagliatura” (finalizzata alla rimozione dei
rifiuti eterogenei e dei frammenti di dimensioni più consistenti),
la “deferrizzazione” (finalizzata alla rimozione dei residui metallici – profilati di ferro , crostoni nonché gocce, polveri e frammenti di ghisa c.d. “ghisetta”) che sono state effettuate, parzialmente ed in maniera insufficiente, sia dal produttore che dal destinatario (Cementir S.p.A.), quest’ultimo in assenza di specifiche autorizzazioni in A.I.A. al trattamento della specifica tipologia di
rifiuto.
Per le criticità esposte la loppa prodotta e commercializzata da
Ilva S.p.A. deve essere esclusa dal novero dei sottoprodotti ed
inserita in quella dei rifiuti (genererebbe polveri, particolato e
percolato).
Una volta accertate le violazioni di legge nella produzione del
cemento attraverso l’utilizzo della loppa, gli inquirenti hanno
focalizzato la propria attenzione sui quantitativi di ceneri leggere
(c.d. “volanti”) che la “Cementir Italia S.p.A.” ha acquistato dallo
stabilimento di Cerano (BR) di “Enel Produzione” S.p.A.
A tal riguardo, è stato accertato che la citata società di
produzione di energia elettrica ha classificato le suddette ceneri
come provenienti tutte dalla sola combustione di carbone, e
classificate come “rifiuto speciale non pericoloso”.
In realtà il produttore ha impiegato, nel proprio ciclo produttivo,
combustibili (OCD e gasolio) generando ceneri contaminate da
sostanze pericolose derivanti sia dall’impiego di combustibili
diversi dal carbone che dai processi di denitrificazione a base di
ammoniaca.
La gestione promiscua delle diverse tipologie di ceneri da parte di
Enel stabilimento di Cerano, si è tradotta in un oggettivo
vantaggio patrimoniale per la compagine societaria consistente
nel risparmio dei costi correlati alla separazione nonché al
corretto smaltimento di quei rifiuti, quantificati in circa 2 milioni
e 553 mila tonnellate.
La successiva commercializzazione ha rappresentato per Enel un
espediente dietro il quale si è celato l’intento di reperire un
canale di smaltimento di questi rifiuti, alternativo e più
economico rispetto a quelli conformi alla normativa vigente.
Peraltro la condotta, è stata ritenuta particolarmente grave tenuto conto che presso la centrale sono presenti impianti che avrebbero consentito lo stoccaggio e la separazione delle ceneri e che tuttavia non sono mai stati utilizzati.
Enel avrebbe dovuto sostenere costi esponenzialmente più elevati per avviare a smaltimento le proprie ceneri presso siti autorizzati a trattarli in conformità alla loro reale natura di rifiuti
pericolosi anziché classificarli fraudolentemente come rifiuti non
pericolosi.
Che alcuni indagati, in posizione dirigenziale, fossero
perfettamente a conoscenza del fatto che le ceneri erano
pericolose, emerge anche dalla captazione di alcune
conversazioni telefoniche in cui gli stessi fanno riferimento alla
necessità di confondere gli inquirenti presentando loro dati
alterati e non veritieri e, di evitare di comunicare con l’ARPA.
Tale condotta illecita ha di fatto trasformato una voce di costo
aziendale legata allo smaltimento di rifiuti, in una fonte di introiti
di Enel rappresentato dal prezzo corrisposto da Cementir per la
somministrazione delle ceneri.
A nulla rileva l’irrisorietà di tale prezzo di vendita posto che
l’intera condotta, nella prospettiva di Enel Produzione, assume
una connotazione economica di primaria importanza se
parametrato al costo che l’azienda avrebbe dovuto sostenere per
smaltire correttamente le ceneri-rifiuto pericoloso ed inquinante.
In esecuzione del decreto di sequestro disposto dal G.I.P., il
Nucleo di Polizia Tributaria di Taranto sta procedendo, anche per
valore equivalente, al sequestro dei saldi attivi di c/c, delle quote
e/o partecipazioni azionarie, dei depositi, titoli, crediti, dei beni
mobili registrati ed immobili del profitto dei reati contestati a
Enel Produzione quantificato in complessivi 523 milioni e 326
mila euro, riferiti al periodo settembre 2011 – settembre 2016.
Per quanto sopra, nei confronti di 31 persone facenti parte a
vario titolo delle 3 società menzionate si procede per l’ ipotesi di
reato di traffico illecito di rifiuti ed attività di gestione di rifiuti
non autorizzata.
Parimenti si procede nei confronti delle tre società in relazione
agli illeciti amministrativi di cui al D.Lgs. 231/2001.
Nel decreto del predetto G.I.P. è stato altresì disposto:
 la provvisoria facoltà d’uso alle società suindicate, per un
termine non superiore a 60 giorni:
 della centrale termoelettrica “Federico II” di proprietà della
S.p.A. “Enel Produzione”, sita a Tuturano (BR) località
Cerano, subordinata:
– all’utilizzo delle infrastrutture dedicate per la separata
evacuazione delle ceneri derivanti dai differenti processi
di combustione;
– all’invio, per lo smaltimento presso impianti autorizzati al
trattamento di rifiuti pericolosi, di tutte le predette
ceneri;
 dello stabilimento di Taranto della “Cementir Italia S.p.A.”,
subordinata alla prescrizione di cessare
l’approvvigionamento di ceneri dalla predetta centrale
termoelettrica Enel di Brindisi, nonché di impiegare, nel
proprio ciclo produttivo del cemento, solo ceneri leggere
conformi alla vigente normativa;
 dei parchi loppa con i materiali ivi stoccati, dei nastri
trasportatori e delle tramogge di pertinenza dello
stabilimento siderurgico Ilva di Taranto subordinato alla
prescrizione di procedere alla gestione della loppa come
rifiuto secondo gli obblighi previsti dalla normativa in
materia ambientale

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