Sequestrati beni per oltre 27 milioni di Euro a Martina Franca

I Militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Taranto hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie ammontanti
complessivamente a 27 milioni e 340 mila euro, nei confronti di 9 persone componenti un’associazione per delinquere e di 4 società operanti nel settore edilizio ed immobiliare.
Il provvedimento, emesso dal G.I.P. del Tribunale su richiesta della Procura della Repubblica di Taranto, scaturisce da indagini delegate dall’Autorità Giudiziaria per reati fallimentari posti in essere da una società con sede a Martina Franca (TA), già in procedura di
liquidazione, esercente lavori nel settore delle costruzioni edili.
L’indagine ha consentito di accertare reiterati illeciti in materia di bancarotta fraudolenta e falso in bilancio, compiuti da 5 persone tutte residenti a Bari e provincia, appartenenti alla famiglia De Gennaro, le quali di fatto gestivano con la complicità di vari prestanome, diverse società tra loro collegate. Si tratta di Gaetano Pasquale, Daniele Giulio, Carmine, Gerardo e Vito Michele De Gennaro, oltre che vari professionisti e dipendenti di alcune società con sede a Bari, Taranto e Martina Franca.
Tra i reati contestati ai cinque, in concorso tra loro, ci sono numerose ipotesi di bancarotta documentale e per distrazione, oltre che false comunicazioni sociali e infedeltà patrimoniale.
Avrebbero effettuato più azioni contabili illecite finalizzate alla distrazione di disponibilità
finanziarie, di quote di capitale sociale e di numerosi beni aziendali di proprietà della società martinese, i quali sono stati poi dirottati ad altre società a loro stesse riconducibili, che di fatto hanno proseguito l’attività lavorativa della società fallita.
Quest’ultima, nonostante fosse ormai già priva di immobilizzazioni strutturali e tecniche, di personale dipendente e di qualsivoglia organizzazione economico – produttiva, continuava ad acquisire commesse di lavori per poi sub-appaltarle alle “consorelle” del gruppo impresario barese, garantendo così di fatto una cospicua movimentazione finanziaria a beneficio del sodalizio criminoso e in danno dei creditori anche attraverso società con sede in Lussemburgo.
E’ stato, inoltre accertato che gli indagati, al fine di salvaguardare i propri interessi, hanno fittiziamente ceduto le quote di una società a loro riconducibile ad un compiacente prestanome all’irrisorio prezzo di € 1.000 a fronte di un valore reale quantificato in € 20.000.000.
Al termine dell’indagine, i 14 indagati, sono stati denunziati all’Autorità Giudiziaria per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di plurimi delitti di
bancarotta fraudolenta anche attraverso falso in bilancio e fittizia intestazione di valori.
Il sequestro di 27 milioni e 340 mila euro è corrispondente al valore complessivo delle distrazioni accertate nonché dei profitti illeciti connessi al reato di bancarotta fraudolenta.

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