Palagiano. Agguato sulla 106: tra le vittime un bimbo di 3 anni

C’è anche un bambino di 3 anni tra le tre persone vittime di un agguato di mafia messo a segno ieri sera, verso le 21.30, sulla Strada Statale 106, in provincia di Taranto, nei pressi dello svincolo per Palagiano.
Una raffica di colpi ha raggiunto l’auto, marca Chevrolet, modello Spark, a bordo della quale il piccolo Domenico si trovava con la mamma Carla Maria Rosaria Fornari, 31 anni, e il suo compagno Cosimo Orlando, 43 anni di Palagiano, detenuto in semilibertà.
Alla spietata azione hanno assistito atterriti anche i suoi fratellini di 8 e 7 anni che, seduti sul sedile posteriore, sono rimasti illesi.
Secondo una prima ricostruzione dell’agguato, l’auto
sulla quale viaggiavano le vittime, mentre percorreva la strada che costeggia il mare, è stata affiancata da un commando. I sicari non si sono fermati di fronte alla presenza di un innocente ed hanno inseguito l’auto per circa 200 metri ed hanno deciso ugualmente di crivellare di colpi l’auto assassinando senza pietà tre persone.
Inizialmente si pensava fosse accaduto un incidente stradale: quando i soccorritori sono giunti sul posto, hanno fatto la terribile scoperta: per i tre, morti sul colpo, non c’era ormai più nulla da fare. Seduti sul sedile posteriore, con gli occhi sbarrati dal terrore gli altri due bimbi, sotto choc. La famigliola, caduta nella trappola dell’agguato, stava rientrando a Taranto.
Cosimo Orlando, pregiudicato, era detenuto in semilibertà per un duplice omicidio compiuto nel 1998
La donna, incensurata, casalinga, era la vedova di un uomo ucciso dalla mafia, Domenico Petruzzelli. Proprio in suo ricordo la donna aveva dato il nome Domenico, al piccolo, legato dallo stesso tragico destino.
Sull’efferato triplice delitto indagano i Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto e della Compagnia di Massafra. Sul posto gli inquirenti hanno rinvenuto e sequestrato n. 13 bossoli cal. 9×21
Nella notte sono scattati febbrili controlli e accertamenti per cercare di inquadrare con precisione l’ambito nel quale è maturato il delitto. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti la vita dell’uomo. Non è esclusa neanche la possibilità che si tratti di una faida di mafia. Nel pomeriggio, presso il Comando Provinciale, nel corso di una riunione con il comandante provinciale col. Sirimarco, il Procuratore Sebastio ha raccomandato incisività e riservatezza nella delicata fase di avvio delle indagini.
Sotto stretto riserbo, dunque, le indagini di questo efferato triplice delitto che mette subito in evidenza l’azione di una criminalità spietata che non risparmia neanche innocenti.

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