Operazione “Infame”: arrestato il mandante del triplice omicidio di un anno fa.

Palagiano – Importante svolta nelle indagini sul triplice omicidio avvenuto a Palagiano (Ta) la sera del 17 marzo 2014 quando l’auto su cui viaggiavano le vittime, Cosimo Orlando, 43 anni, detenuto in semilibertà, la sua compagna Carla Maria Fornari, di 30, e il piccolo Domenico Petruzzelli, 3 anni non ancora compiuti, fu crivellata di colpi lungo la SS 106 ionica. A bordo, sdraiati sul sedile posteriore, c’erano anche gli altri due figli della donna, di 7 e 6 anni, rimasti miracolosamente illesi.
A quasi un anno di distanza, questa mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Taranto e della Sezione Anticrimine del Ros di Lecce hanno arrestato un uomo di 62 anni, Giovanni Di Napoli, detto “Nino”, di origine calabrese ma residente a Palagiano. Nei suoi confronti il Gip di Lecce, dott. Giovanni Gallo ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere perché ritenuto il mandante dell’omicidio. Il movente sarebbe legato a contrasti personali con Cosimo Orlando, vero obiettivo dei killer.

Secondo la ricostruzione dei Carabinieri della Sezione Investigazioni Scientifiche del Reparto Operativo di Taranto, la sera dell’agguato furono esplosi non meno di tredici colpi dì pistola dei quali nove avevano colpito la donna, che era alla guida della Chevrolet Spark, tre avevano colpito Orlando, che era seduto sul sedile anteriore con in braccio il piccolo Domenico, raggiunto da due proiettili.
Un’azione omicida determinata a giudicare dal numero dei colpi sparati e dalla loro esplosione contro entrambi i lati della Chevrolet, anche dopo il suo impatto contro il guardrail.
Per la gravità dell’episodio, quattro giorni dopo si tenne a Taranto una seduta del Comitato Nazionale per l`Ordine e la Sicurezza Pubblica presieduta dal Ministro dell’Interno.

Le indagini immediatamente avviate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Lecce di concetto con la Procura dì Taranto, hanno consentito ai Carabinieri di Taranto di recuperare, dapprima in un’area campestre in località Chiatona di Massafra, a poche centinaia di metri dalla statale 106 e a circa 3,5 chilometri dal luogo dell’eccidio, una pistola Beretta modello 9B FS cal.9×21 con matricola abrasa (che i Carabinieri del RIS di Roma hanno poi accertato essere quella usata per sparare), un fucile semiautomatico Benelli modello 80 Special cal.12 con canne mozzate e matricola abrasa e relativo munizionamento; e poi, nella pineta di Chiatona, a pochi metri dalle armi, un’autovettura Opel Astra, incendiata, rubata pochi giorni prima a Taranto.
Gli investigatori hanno inoltre individuato, acquisito e attentamente visionato un gran numero di immagini riprese dai sistemi di videosorveglianza installati nell’abitato di Palagiano e lungo l’intero itinerario percorso dalle vittime a partire dalla loro uscita da casa e fino al luogo dell’agguato; hanno analizzato i flussi telefonici e le celle di telefonia impegnate nelle ore e nel luoghi di interesse; hanno raccolto, non senza difficoltà per la scarsa collaborazione della gente, le testimonianze di persone a conoscenza di circostanze utili alle indagini; hanno attivato intercettazioni telefoniche.
Tutto ciò ha consentito loro di identificare quale mandante dell’omicidio proprio Di Napoli, già elemento di spicco del clan Putignano di Palagiano, cui era appartenuto anche Cosimo Orlando.

Quest’ultimo, in regime di semilibertà dal novembre 2013 dopo un lungo periodo di detenzione in seguito alla condanna per il duplice omicidio La Cava- Scarciello, commesso nel 1998, avrebbe manifestato risentimento e insofferenza verso il 62enne con atteggiamenti violenti ed intimidatori, tra cui ripetuti danneggiamenti dell’auto, una BMW 730, di Di Napoli (commessi anche alla presenza di Carla Fornari che aveva partecipato all’ultimo atto di danneggiamento, il giorno prima di essere uccisa), minacce di morte e comportamenti vessatori di ogni genere.
I contrasti erano giunti al culmine quando Orlando, alla presenza di più persone, in un bar di Palagiano, aveva preso a schiaffi Di Napoli, chiamandolo “infame” (da cui il nome dato all’operazione), In particolare il 42enne rimproverava a Di Napoli, già al vertice del clan mafioso del quale entrambi avevano fatto parte (ed entrambi erano stati arrestati nel 1995 nell’operazione “Diana” del Reparto Operativo dei Carabinieri di Taranto) di aver violato le “regole”e di non averlo sostenuto economicamente durante la sua detenzione in carcere negandogli un contributo che la vittima avrebbe avuto il diritto di ricevere.

Gli investigatori ritengono infine che Carla Fornari sia stata eliminata perché, se fosse sopravvissuta, avrebbe potuto fornire indicazioni utili per la identificazione degli autori dell’agguato: possibilità tutt’altro che remota in quanto già nel processo per l’omicidio del marito Domenico Petruzzelli (ucciso a Palagiano nel 2011 insieme con Domenico Attorre) la donna aveva reso dichiarazioni alla Corte di Assise di Taranto in virtù delle quali gli autori di quell’omicidio erano stati condannati all’ergastolo (è in corso il processo dì appello).
A Giovanni DI NAPOLI sono state contestate le aggravanti della premeditazione e del metodo mafioso per aver commesso l’omicidio in maniera plateale potendo contare sulle condizioni di assoggettamento e di omertà di un contesto sociale in cui era ben nota la sua appartenenza ad una associazione di tipo mafioso.

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Lecce ai cui magistrati sono attribuite le funzioni di pubblico ministero per le vicende commesse con modalità mafiose o finalità di agevolazione mafiosa, sono state eseguite dai Carabinieri con la partecipazione degli investigatori della Polizia di Stato, in un clima di leale collaborazione non nuovo in terra salentina.

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