No al depotenziamento CIM di Manduria “perché un malato di mente è una bomba pronta a esplodere”

L’altra notte ha capito di non stare bene, ha passato una notte d’inferno. L’aggressività stava prendendo il sopravvento pericolosamente sul suo carattere di solito mite. Poteva accadere di tutto anche qualche tragedia. Nell’angoscia, non sapendo cosa fare, ha chiamato un’amica infermiera conosciuta qualche tempo fa in un centro di Lecce che gli ha iniettato un calmante, un Ansiolin.
A provocare questo stato, l’interruzione arbitraria del consumo di medicine che gli avevano prescritto per l’alzheimer e che sentiva che peggioravano il suo stato di salute.
E’ la tragedia vissuta da un paziente in cura presso il CIM di Manduria disperato perché aveva bisogno di aiuto, del consiglio di uno psichiatra e non sapeva a chi rivolgersi.
Abbiamo raccolto le sue dichiarazioni
Superata fortunatamente la notte senza gravi conseguenze si era recato la mattina dopo nell’attuale sede del Servizio di Salute Mentale di Manduria scoprendo che è una scatola vuota.
Nessun medico disponibile. Era presente solo un infermiere che non avrebbe potuto fornire l’assistenza necessaria.
«Che razza di sanità è questa? – Ha detto nel corso di un’intervista. – Ora, tutto il rispetto per i malati di altre patologie, che soffrono le pene dell’inferno, ma un malato di mente è una bomba pronta a esplodere in qualsiasi momento. Cosa si aspetta? Che ci sia qualche tragedia da raccontare? Oggi ho cercato uno psichiatra perché ne avevo bisogno con urgenza, perché sto per scoppiare e fare male, ed ho scoperto che lo Stato mi ha abbandonato»
In effetti entrambi i medici psichiatri impiegati nel centro messapico risultano vincitori di concorso in altro presidio sanitario e in conseguenza di ciò, dal primo Luglio il CIM di Manduria non eroga più importanti servizi diagnostici, terapici e di emergenza per i tanti malati in cura presso di esso e le rispettive famiglie, alle quali il centro assicurava da sempre un importante e costante supporto. Secondo quanto si è appreso i vertici della Asl anziché sostituire i due psichiatri e consentire il funzionamento a regime della struttura, avrebbero preso in prestito due medici da altri servizi della psichiatria tarantina solo per qualche ora tre mattine a settimana certamente non sufficienti a garantire continuità nelle terapie e un efficace servizio di emergenze, prime fra tutte le valutazioni ai fini di eventuali TSO.
Il peggio per ora sembra sia passato grazie alla “rete” che questa volta ha svolto un ruolo positivo andando oltre il virtuale, ma al di là del caso singolo ci sono altri pazienti che hanno la necessità che sia ripristinato un servizio di fondamentale importanza. Di qui l’appello ai vertici della Asl di rivedere con urgenza l’organizzazione del Servizio di Salute Mentale di Manduria.

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