Manduria: “I Commissari “antimafia” e il Principe di Salina”

Ricordiamo, con rassegnazione, che i commissari prefettizi resteranno in carica altri sei mesi, per ristabilire
le regole della civile convivenza, della legge, della legalità e chi più ne ha più ne metta, nella nostra
martoriata cittadina, nonostante loro sempre più simile alla Periferia di Caivano che a Ceglie Messapica, tanto per fare una facile comparazione virtuosa. Riceviamo in dono da lunghi periodi di cosiddetta “antimafia” l’esordio, a gamba tesa, dei commissari in sede di conferenza di servizi sul depuratore, secondo i quali “nel 2018 i depuratori sono una questione di civiltà (ma và?), il depuratore si deve fare e subito!” secondo l’ovvio pensiero dei paladini della legalità ritrovata; ricordiamo una inelegante querela a carico di una testata locale che aveva osato chiedere conto di alcune spese ritenute “allegre” come suol dirsi da queste parti, seguita da una ancora peggiore polemica con una deputata della Repubblica Italiana, in nome della quale i nostri portano a casa il pane, rea la deputata di insistere sull’ottenere, invano, delucidazioni su queste spese, fatte – ça va sans dire, – con le tasse dei cittadini “sottoposti a tutela” dalle terribili grinfie della mafia.
Ho sempre pensato, e ho avuto modo di dirlo direttamente all’interessato, che l’ex sindaco Massafra meriti i
peggiori epiteti che si possono rivolgere ad un sindaco, ma che fosse capace, anche di mafia, proprio no…
Semmai, la sua incapacità politica può aver favorito, come dire, l’assalto alla diligenza, ma almeno bisogna
riconoscere all’ex sindaco di avere avuto una considerevole faccia tosta, non solo nella vicenda del depuratore, per cui è già passato di diritto alla storia, ma anche nel difendere l ‘indifendibile, come per esempio il proposito della consorte di un ex sindaco di aprire uno stabilimento balneare nella Riserva Naturale della Salina. Non è chi non ricordi le allucinanti esternazioni e bugie circa i vincoli e il ‘favore’ del sindaco Massafra per questo tipo di imprenditoria ‘intorno’ ad una Riserva Naturale (in realtà nel bel mezzo), ma l’iter legale previsto consenti per lunghi anni alle associazioni a tutela del territorio di fronteggiare questo progetto. Leggo oggi che il Dirigente Area Tecnica Ing. Ferretti ha rilasciato alla moglie – imprenditrice di cui sopra Provvedimento Unico Autorizzatorio per un ‘CHIOSCO’ in località ‘Specchiarica’( leggi Salina dei Monaci) per motivi di ‘pubblico interesse’, pubblico interesse ‘certificato’ dal Commissario Prefettizio in virtù della previsione, udite udite, di una torretta antincendio , dell’uso ‘pubblico’ del bagno, di tre ‘posti auto’: uno per i Carabinieri, uno per il Direttore della Riserva, uno per i Pompieri…
Inesistente nel progetto originario per cui era e forse è ancora, dopo 7 anni, in corso la conferenza del
servizi, questo ‘interesse pubblico’ nasce inopinatamente, in coincidenza, ma è evidentemente un caso,
dell’arrivo dei commissari prefettizi. E’ possibile dunque che esso interesse pubblico ci sia sfuggito, e che i
commissari prefettizi, gente che l ‘interesse pubblico’ lo mangia a colazione, lo abbiano colto laddove
nessuno lo ha mai visto, nemmeno i proponenti stessi? Era questo nobile interesse forse poco ravvisabile,
umiliato nell’ombra di una altra torretta antincendio già esistente e praticamente MAI utilizzata? Si confondeva nella assoluta contiguità di una ampia e frequentata sosta camper con decine di bagni, tutti potenzialmente aperti al pubblico? O si nascondeva tra le altre auto in sosta proprio di fronte all’ingresso dell’area autorizzata ‘a chiosco’, dove insiste un pezzo della ampia litoranea poi chiusa, ottimo posteggio già esistente e soprattutto molto più pratico in caso di emergenza, che non le tre striscette bianche immaginiamo generosamente concesse dalla imprenditrice a pompieri e carabinieri all’interno della propria area privata?
Di fatto, la dichiarazione di ‘interesse pubblico’ suggella e probabilmente è presupposto di tutti gli altri
pareri favorevoli concessi senza colpo ferire da Forestale, Sovraintendenza (!), ASL, etc etc, tra le quali , non
poteva mancare quella del Direttore delle Riserve Alessandro Mariggiò, crediamo per puro caso, e sia detto
senza ironia, messo anni addietro a ricoprire quel posto proprio dal marito della concessionaria del ‘chiosco’, quando quest’ultimo fu Sindaco.. Se si può chiedere, ma non pretendere da certi ‘illuminati’ imprenditori di essere ‘etici’ nelle proprie mire espansionistiche e non rompere le ..uova nel paniere al fratino, ai fenicotteri ed a tutta la fauna selvatica di una riserva naturale, bisogna invece chiedere conto, e​ come, al Direttore delle Riserve di una gestione a tutto attenta, tranne che alla Riserva stessa, intesa come un unicuum in cui dovrebbero essere tutelati ecosistemi che altrove potrebbero anche essere a rischio, ma non in una area vincolata e nata proprio con lo scopo di ‘riservarla’ da quello che accade su tutto il resto del territorio costiero e dell’entroterra manduriano. Nel silenzio, tutto da ‘indagare’, degli organi di controllo e della magistratura, i comprensori scelti per essere tutelati integralmente ed assicurati per sempre alla propria unicità naturalistica e paesaggistica, diventano addirittura una attrattiva in più, un incentivo per le speculazioni di chi, non essendo pagato per tutelare, vigilare, migliorare la riserva, ovviamente si comporta come la stragrande maggioranza di chi investe soldi ed energie per avere il massimo tornaconto.
Spetterebbe invece a lor signori nelle Sovraintendenza, all’Ente Parchi e Riserve della Regione PUGLIA,
alla Forestale, e, soprattutto, al responsabile diretto della gestione della Riserva ‘Salina dei Monaci’ fare il
proprio dovere che si concretizza nell’onorare il proprio ruolo e stipendio, senza stravolgerne la funzione
con bizantinismi da basso impero quali le autorizzazioni ‘a condizione che’ o ‘salvo parere favorevole di
altro Ente’ etc, laddove la condizione, rispetto all’impatto che si vorrebbe mitigare, è spesso ridicola, tipo:
“usare colori tenui’ e materiali ‘ecocompatibili’, ‘piantumazione con specie autoctone’ etc, come se fosse
sufficiente il relativismo definitorio dei pareri positivi a mitigare la illegittimità di un’opera, come insegna
per esempio la vicenda Punta PEROTTI, dove tutto aveva tutti i pareri, madama- la -marchesa, ma tutto era,
ciononostante madama- la -marchesa, assolutamente fuorilegge.
Questa storia dell ‘dell’interesse pubblico ’ che di fatto aggira le normali procedure e quelle più restrittive
imposte da tutti i vincoli possibili gravanti sull’area, questa faccenda così mestamente cettolaqualunquiana, ricorda anche toponomasticamente il Principe di ‘Salina’, nel cui contado occorreva che “tutto cambi, affinché tutto resti com’è“: per la ‘Salina’ di Manduria, invece no, “tutto resti com’è” sarebbe addirittura un successo, invece tutto è anche peggio, se possibile, e sempre di più.
Alla luce di quanto sopra, la famosa frase urlata dal sindaco Minò il primo agosto a migliaia di persone, secondo la quale ‘i commissari prefettizi ora sono con noi! “si rivela annunciatrice di uno scenario facilmente prevedibile: il ‘tavolo istituzionale’ invocato dal Sindaco Minò (per dislocare?) il depuratore di Urmu ed evitare lo scarico ‘alla bisogna’ in bacino si risolverà nella magia di far uscire dal cilindro (di chi?) “una serie di vasche contigue al bacino di Torre Culumena, da costruire tutte intorno ad esso, dove stoccare
eventualmente il troppo pieno ed evitare lo scarico diretto in mare…” Chi lo propone ‘informalmente’ al
Sindaco? Ma almeno uno dei tre commissari, of course, ma siccome occorrerà anche il parere dei soliti di
cui sopra (quelli del ‘chiosco di interesse pubblico’), siccome siamo nel pieno della Riserva Naturale Palude
del Conte di cui è Direttore sempre l’ineffabile Mariggiò, che si dovrà esprimere sullo scarico con o senza
vasche, in via Capruzzi e soprattutto in via Cognetti a Bari, Aqp, ditta Putignano ed Emiliano detto a Bari
Zapeta’ se la stanno già facendo addosso , c’è da giurarci.

Nota dell’Avv. Francesco DI Lauro per ‘Azzurro Ionio’, Associazione culturale di promozione ambientale.

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