Laterza. Ritrovata mattonella votiva rubata al Santuario “Mater Domini”

Era stata trafugata dalla cripta del Santuario “Mater Domini” di Laterza il 23 settembre 1979. Dopo 39 anni torna al suo posto

la mattonella votiva in ceramica laertina del ‘600, raffigurante “SS Pietro e Paolo” che, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Bari, dopo averla recuperata, consegneranno nelle mani di S.E. Monsignor Claudio Maniago, Vescovo della Diocesi di Castellaneta, oggi, Venerdì 2 Febbraio 2018, alle ore 19h30.

La consegna avverrà in occasione di una giornata liturgica e di un evento culturale denominato “I Capolavori della maiolica Laertina”, “La grande targa dei Santi Pietro e Paolo torna a casa” a cui parteciperanno, tra gli altri, la dottoressa Eugenia Vantaggiato, Segretario Regionale per i Beni Culturali e l’architetto Maria Piccarreta, Soprintendente per l’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle province di Lecce – Brindisi – Taranto.

L’indagine ha preso avvio dalla segnalazione di uno studioso di maioliche in ceramica, ai Carabinieri del TPC di Bari, della presenza di una foto della mattonella, all’interno di una pubblicazione riguardante la produzione di maioliche di Laterza nel‘600. La successiva comparazione dell’immagine con quelle contenute all’interno della Banca Dati dei Beni Culturali illecitamente sottratti del Comando Tutela Patrimonio Culturale, ha permesso di individuarne la provenienza illecita e di acquisire la documentazione relativa al furto (durante il quale erano stati rubati anche altri beni), nonché le foto e le schede tecniche descrittive delle opere da ricercare, redatte dalla competente Soprintendenza dell’epoca. Sulla base delle informazioni raccolte, anche in collaborazione con il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, è stato possibile identificare, a Roma, il possessore del bene, che si presentava come collezionista, ma in realtà era un mercante d’arte privo di ogni titolo abilitativo. Nel corso della perquisizione veniva rinvenuta e sequestrata la mattonella ricercata. Questo ritrovamento, dimostra come, anche a distanza di circa 40 anni dal furto, la catalogazione di un bene culturale sia di fondamentale importanza per risalire ai legittimi proprietari e restituire così, alle comunità di origine, una preziosa testimonianza della loro storia ormai creduta dispersa.

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