Ilva: disposto il dissequestro dei prodotti destinati all’estero

TARANTO –  La Procura di Taranto ha disposto il dissequestro  parziale dei prodotti finiti e semilavorati sequestrati all’Ilva il 26 novembre scorso perché ritenuti frutto di reato. Oggetto del provvedimento sono gli oltre 63 mila metri di tubi di acciaio, per un valore commerciale che supera i 20 milioni di dollari, destinati in Iraq,  alla Oil Projects Company quale prima tranche del contratto  da 45 milioni di dollari firmato dalla società siderurgica.

Nel provvedimento di dissequestro i magistrati fanno riferimento al principio della “vendita di cosa futura” prevista dall’art. 1472 del Codice Civile in cui  viene disposto che “l’acquisto della proprietà si verifica non appena la cosa viene ad esistenza». Pertanto  quei tubi, in base a questa lettura, sarebbero stati ceduti alla società committente prima del sequestro.

L’Ilva con un’ulteriore istanza depositata  il 24 aprile scorso aveva chiesto  che, per evitare di perdere le commesse in corso,  le venisse restituita entro il 5 maggio  tutta  la merce sotto sequestro, pari ad un milione e 700 mila tonnellate di prodotti per un valore commerciale di un miliardo di euro. In caso contrario, avrebbe chiesto un risarcimento danni allo Stato italiano di 27 milioni di dollari. Sarà ora il gip Patrizia Todisco a decidere sulla sorte degli altri prodotti  giacenti  sulle banchine dell’Ilva  per i quali  i pm hanno ribadito  che non è possibile disporre il dissequestro mancando il fondamento giuridico, ovvero non  essendo ancora pervenuta copia della sentenza con la quale la Consulta, il 9 aprile scorso,  ha escluso i profili di incostituzionalità della legge 231/2012, cosiddetta salva Ilva.

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