Goletta verde: foce del fiume Chidro inquinata…colpa degli scarichi

Sono stati diffusi i dati del monitoraggio effettuato dal 17 al 20 Luglio 2018
da Goletta Verde di Legambiente che, in Puglia ha rilevato cariche batteriche elevate per 7 campionamenti su 29. I dati complessivamente sono soddisfacenti ma è emerso che foci di fiumi e canali sono malati cronici. Questi i dati nelle tre province di Brindisi Lecce e Taranto:
Su cinque punti monitorati in provincia di Brindisi, tre sono risultati “entro i limiti”, ovvero a Torre Guaceto, spiaggia delle Conchiglie; a Ostuni, in località Torre San Leonardo, spiaggia del Pilone, e a Fasano, Egnazia/Savelletri, spiaggia lido Savelletri di Fasano; e due fortemente inquinati: a Brindisi, litorale Apani, foce canale contrada Posticeddu, e a Carovigno, Torre Guaceto, alla foce del canale Reale.

Sono stati sei i punti campionati in provincia di Lecce, di cui solo uno risultato fortemente inquinato, a Castrignano del Capo, Marina di Leuca, al canale di scarico; entro i limiti invece i campionamenti effettuati a Porto Cesaro, in località Torre Lapillo, sulla spiaggia libera; a Nardò, Santa Caterina/Santa Maria, nel punto a mare presso punta dell’Aspide; a Gallipoli, Porto Gaio, a mare presso lo scarico del depuratore; a Otranto, Baia di Otranto, sulla spiaggia Madonna Altomare; e a Vernole, Riserva Naturale Le Cesine-Vernole, spiaggia libera sulla strada provinciale 366 al chilometro 9.

In provincia di Taranto cinque i punti monitorati dai tecnici di Goletta Verde: due sono risultati inquinati, di cui uno fortemente inquinato, rispettivamente a Manduria, San Pietro in Bevagna, alla foce del fiume Chidro, e a Lizzano, Marina di Lizzano, alla foce del fiume Ostone. Entro i limiti i valori riscontrati a Castellaneta Marina, spiaggia libera Borgo Pineto, Pulsano, Baia Capparone, spiaggia libera scogliera, e a Maruggio, Campomarino di Maruggio, spiaggia della Commenda.

Rilevata inoltre una carente informazione ai cittadini: «La cartellonistica informativa, obbligatoria da anni per i comuni, e che dovrebbe avere la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare, è quasi completamente assente» dicono i tecnici di Goletta Verde hanno avvistato in Puglia soltanto un cartello a Marina di Lizzano, dove insisteva anche il cartello di divieto di balneazione, nei 29 punti analizzati.

Secondo Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, «Il risultato del monitoraggio di Goletta Verde è positivo nel suo complesso anche se permangono criticità su tutti i tratti di mare interessati dalle foci di fiumi e canali, che ormai risultano malati cronici. Continua a migliorare la situazione sul fronte della depurazione: diminuiscono sia gli impianti che scaricano nel sottosuolo che quelli soggetti a scarichi anomali ma anche il numero dei Comuni pugliesi sottoposti a procedura d’infrazione. Tuttavia ancora il 17% dei depuratori pugliesi continua a non essere conforme alla direttiva europea sulla depurazione mentre procedono gli interventi di potenziamento/adeguamento, compresi quelli per il contenimento delle emissioni odorigene. Viste, inoltre, le numerose iniziative finalizzate ad affinare le acque reflue depurate, chiediamo alla Regione Puglia di puntare al massimo riutilizzo in agricoltura»

La scarsa disponibilità idrica superficiale naturale condiziona fortemente la tipologia dei recapiti finali nella nostra regione. Questo comporta che solo il 7% dei recapiti finali dei depuratori è costituito da corpi idrici superficiali, il 75% è costituito da lame e altri corsi d’acqua effimeri/episodici o dal suolo (attraverso trincee drenanti) e il 16% recapita amare. Gli impianti che continuano a scaricare nel sottosuolo sono 3 (Lesina Marina, Manduria Vecchio e Casamassima Vecchio, la cui dismissione è prevista entro l’anno), 1 in meno di quelli recapitanti nel sottosuolo nel 2017 (presso l’impianto di Martina Franca è stato recentemente attivato il sistema di scarico a mezzo di trincee drenanti).

Tra i fattori che possono inficiare il processo depurativo degli impianti ci sono anche gli scarichi anomali (arrivi impropri di acque meteoriche, di vegetazione e di natura lattiero-casearia). In diminuzione il numero degli impianti più frequentemente soggetto a scarichi anomali: dai 35 dello scorso anno si è passati a 30.

La portavoce di Goletta Verde, Katiuscia Eroe, conclude: «La maladepurazione è un’emergenza ambientale che va affrontata con urgenza. Il nostro Paese è stato già condannato a pagare all’Ue una multa da 25 milioni di euro, più ulteriori 30 milioni ogni sei mesi finché non si metterà in regola. Si tratta di un costo che ricade direttamente sulle tasche dei cittadini e che, invece, avrebbe potuto rappresentare una risorsa da spendere più utilmente per aprire nuovi cantieri per la depurazione e realizzare sistemi efficienti e moderni, creando nuovi posti di lavoro, Il nostro monitoraggio come ripetiamo sempre non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi regionali. La fotografia scattata da Goletta Verde ci restituisce un’istantanea che denota come vi siano casi cronici, situazioni critiche che segnaliamo da anni, ma per le quali evidentemente nulla è stato fatto. Per questo Legambiente anche quest’anno affiancherà alla denuncia pubblica sullo stato delle acque anche un’azione giuridica, presentando nuovi esposti alle autorità competenti per chiedere di verificare le cause di queste criticità e denunciare i responsabili secondo le nuove norme previste dalla legge sugli ecoreati. Esposti già presentati in alcuni casi lo scorso che hanno portato a sequestri e denunce, ma che evidentemente ancora non bastano per risolvere una situazione a dir poco complessa».

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