Export agroalimentari: Taranto al 69 esimo posto. Solo Primitivo di Manduria in crescita grazie al lavoro di aziende private

Nella classifica italiana delle province che esportano prodotti agroalimentari la provincia di Taranto si posiziona solo al 69esimo posto, pur segnando un aumento del 2,6% delle esportazioni, passate da 104 milioni di euro a 107 milioni di euro di valore di prodotti esportati nel 2018 rispetto all’anno precedente. E’ quanto ha denunciato

il presidente di Coldiretti Taranto, Alfonso Cavallo, al tavolo operativo sull’export convocato dal Ministero dello Sviluppo Economico a Palazzo Piacentini, per individuare insieme le migliori strategie e misure per supportare Taranto e la sua provincia sui mercati internazionali in settori “alternativi” alla produzione siderurgica.

“Il fallimento della politica economica in provincia di Taranto imperniata esclusivamente sull’industria è tangibile. Ciò che manca tuttora è una visione strategica del futuro dell’economia in provincia di Taranto, basata sull’accelerazione necessaria allo sviluppo dei comparti agricolo, agroalimentare e di tutto l’indotto. L’agricoltura jonica, con una superficie totale di 146.247 ettari, riesce a raggiungere mediamente una Produzione Lorda Vendibile di 470 milioni di euro e rappresenta una realtà economica importante per l’intera regione. L’assenza di una strategia di promozione e il gap della logistica sono non danno il giusto impulso di sviluppo e crescita all’agroalimentare jonico”, ha denunciato il presidente Cavallo al tavolo ministeriale.

La produzione del Primitivo di Manduria è in crescita – aggiunge Coldiretti Taranto – nel 2018 sono stati prodotti 15 milioni di litri per un totale di 20 milioni di bottiglie e un giro d’affari di 120 milioni di euro, con un +15% rispetto al 2017. “E’ il testimonial dei successi stellari del mondo del vino – ha insistito il presidente Cavallo – ottenuti però grazie al lavoro e alla buona volontà di aziende agricole che in solitudine hanno fatto conoscere questa eccellenza della provincia di Taranto a livello internazionale”. Destino ancor più a tinte fosche vive l’export dell’olio extravergine di oliva, rileva Coldiretti Taranto.

“La Puglia produce oltre il 50% dell’olio extravergine di oliva italiano che è il terzo prodotto pugliese più esportato e rappresenta il 9% dell’export di olio dall’Italia. Eppure la provincia di Taranto – ha aggiunto Cavallo – pur producendo oli di eccellente qualità, non riesce ad imporsi sui mercati internazionali. Lo stesso vale per l’ortofrutta”.

Le esportazioni di prodotti agroalimentari della provincia di Taranto pagano a caro prezzo il gap della logistica, denuncia Coldiretti, che scontano il peso della burocrazia, di prezzi decisamente più alti, di reti che non funzionano. “Sono necessari e urgenti investimenti mirati a potenziare i trasporti delle produzioni agroalimentari, sfruttando la base logistica di straordinaria valenza qual è il porto di Taranto. Nel 2018 le merci movimentate nel porto di Taranto sono state pari a 4.951.895 tonnellate con una flessione del 13,3% rispetto all’anno precedente, quando la movimentazione era stata pari a 5.711.268 di tonnellate. L’infrastruttura logistica ha perso 759.373 tonnellate, una performance negativa che l’agroalimentare jonico e soprattutto il segmento ortofrutticolo non può permettersi”, ha detto il presidente Cavallo dati alla mano. “Se l’Italia non investe nelle vie di trasporto, soprattutto su rotaia, l’ortofrutta spagnola continuerà ad arrivare, arrecando danno alle produzioni ortofrutticole tarantine. Un chilo di agrumi di Palagiano per arrivare a Bruxelles devono percorrere chilometri e da Murcia a sud della Spagna a Bruxelles 2000 Km. Dalla Puglia il viaggio dura 48 ore, da Murcia solo 36 ore”, ha insisto il presidente Cavallo.

Considerato che c’è già una differenza di 0,10 – 0,20 euro/kg a carico del prodotto di Palagiano, se si sommano le problematiche legate alla logistica, alle barriere fitosanitarie e alla burocrazia, la differenza di prezzo tra gli agrumi di Palagiano e quelli spagnoli raggiunge fino a 0,50 euro/kg in favore del prodotto spagnolo, dice ancora Coldiretti Taranto, perché tra l’altro l’Italia è il Paese con il record europeo del costo dell’autotrasporto su gomma. “Se si considera un autoarticolato con 5 assi che percorre 100mila chilometri all’anno, il costo al chilometro è di 1,6 euro, mentre in Spagna è di 1,22 euro. La cosiddetta velocità commerciale media, calcolata sulla base dell’adeguatezza della rete stradale e autostradale, in Italia è più bassa rispetto altri paesi europei di almeno 5-10 chilometri all’ora. Per non parlare del costo del carburante, che in Spagna costa 1,20 euro al litro in media, contro 1,60 con punte fino a 1,90 euro al litro sulla rete autostradale in Italia”, ha concluso il presidente Cavallo.

Il settore ortofrutticolo, oltre agli scambi storici e consolidati verso la Germania, deve essere aiutato ad imporsi in Francia, Polonia, Regno Unito e Svizzera, oltre a Benelux, Scandinavia, Spagna, Albania, Grecia, oltre ai Paesi extra Ue. La specializzazione strutturale dell’orticoltura della provincia di Taranto, legata alla spiccata vocazione pedoclimatica, flessibilità e tradizione imprenditoriale, conclude Coldiretti Taranto, consente di proporre una amplissima gamma di prodotti e si manifesta anche in termini di performance produttive che vanno promosse sui mercati italiani e mondiali.

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