Deposito scorie nucleari: tornano i timori per area tra Nardò e Manduria

Da diversi anni si parla della realizzazione di depositi per le scorie radioattive. In maniera informale si sache c’è un elenco dei siti possibili candidati ad accogliere tali depositi, elenco rimasto in fondo al cassetto che ora però, prima di andare via, si vuole rendere pubblico.

Per non aver trasmesso per tempo alla Commissione europea il suo programma di gestione delle scorie nucleari l’Italia è finita davanti alla Corte di Giustizia Europea e, se non rimedierà in tempo utile, rischia una multa.

Roma avrebbe dovuto spedire a Bruxelles il suo programma nazionale per combustibile esaurito e rifiuti radioattivi entro il 23 agosto del 2015. ll documento però non è mai arrivato sulle scrivanie della Commissione europea, che ora, dopo vari solleciti, passa alla maniere forti.

Prima di lasciare il posto ai nuovi “inquilini” di Palazzo Chigi, il ministro allo Sviluppo Carlo Calenda ha dato, infatti, il nulla osta alla pubblicazione della proposta Cnapi, la carta nazionale delle aree potenzialmente idonee. È la mappa delle aree dove poter creare il deposito delle scorie radioattive del nostro Paese.

La divulgazione della Cnapi insieme al Progetto Preliminare del Deposito Nazionale e Parco Tecnologico, aprirà la fase di consultazione pubblica che prevede, entro i successivi 120 giorni, la realizzazione di un Seminario Nazionale a cui saranno invitati a partecipare attivamente i soggetti individuati dalla Legge, nonché i soggetti portatori di interessi. Nel corso del Seminario Nazionale saranno approfonditi gli aspetti relativi alla realizzazione della CNAPI, al Progetto Preliminare, alla sicurezza dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente, nonché ai benefici derivanti dalla realizzazione dell’infrastruttura.

Una divulgazione che, però, andrà inevitabilmente ad “riaccendere” discussioni, polemiche e nuove battaglie ambientali e politiche.

Tra i possibili siti candidati, in Puglia c’è la Piana dell’Arneo tra Nardò e Manduria

Nel 2015 la Sogin, la società che gestisce gli impianti nucleari in Italia, consegnò la carta delle zone potenzialmente idonee all’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. In quel momento si cominciò a parlare del Salento come area candidata. La zona della piana dell’Arneo, tra Nardò e Manduria, risponderebbe a quelli che sono i criteri ricercati. Il bassissimo rischio sismico è sicuramente tra le peculiarità più importanti e il sottosuolo dell’area leggermente depressa potrebbe, secondo gli esperti, assorbire eventuali movimenti tellurici. Insomma, un territorio geologicamente e morfologicamente adatto allo scopo.

Nel protocollo delle autorizzazioni, dopo l’autorizzazione di Calenda, mancherebbe solo quella del ministro all’Ambiente Gian Luca Galletti, che non si è ancora espresso in merito. A questo punto, considerato il momento politico, si attenderà verosimilmente di passare la “patata bollente” nelle mani del prossimo governo. Intanto negli scorsi giorni Sicilia, Sardegna e Basilicata si sono defilate dalla possibilità di ospitare un deposito di scorie nucleari; intenzione rimarcata qualche anno fa anche dalla Provincia di Lecce. Ma le battaglie per la difesa dell’ambiente e del territorio sono appena cominciate.

Proprio in quell’area, negli anni ’80 ci fu una grande battaglia condotta dalla popolazione di Avetrana contro la realizzazione di una centrale nucleare. Sarebbe il paradosso ora, invece, dover accogliere le scorie prodotte da impianti realizzati altrove.

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