Casarano: operazione “Papira”, una guardia giurata a capo dell’organizzazione

Ufficialmente lavorava presso un istituto di vigilanza preposto alla sorveglianza di alcuni impianti fotovoltaici, ma in realtà guidava un’organizzazione dedita ai furti. Una guardia giurata Quintino Causo, di 49 anni era il vertice dell’associazione a delinquere specializzata in furti di rame sgominata a Casarano dai carabinieri nell’operazione denominata “Papira”. In manette sono finite 9 persone in esecuzione di altrettante ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Lecce, Carlo Cazzella, su richiesta del sostituto della procura distrettuale antimafia Carmen Ruggiero. Secondo gli investigatori sette degli arrestati sarebbero direttamente coinvolti nell’associazione per delinquere specializzata nel rame, due sono accusati di furti in abitazioni.

Gli arrestati tutti di Casarano sono:
– Quintino Causo, 49 anni; Sabrina Angilè, 38 anni; Cristian Giovanni Causo, 25 anni; Salvatore Protopapa, 29 anni; Emanuele ed Alessandro Zompì rispettivamente di 23 e 28 anni; Alessio Ciriolo, 22 anni; Antonio Amin Afendi, 22 anni e Simone Alfarano di 23 anni
Sono accusati di aver compiuto furti in campi fotovoltaici di Matino, Sternatia, Soleto e Ugento, due a Zollino, ed inoltre in cimiteri, campi sportivi, abitazioni e slot machine di bar. La banda, pare, disponesse anche di armi che sarebbero state usate da due del gruppo per compiere un’estorsione nei confronti di un loro complice che si era appropriato di parte del danaro rubato in una chiesa.
Le indagini sono scattate in seguito all’arresto di cinque persone responsabili per due furti di rame compiuti il 31 agosto e 6 novembre 2011, nel deposito Enel di Maglie. E’ stato così possibile ricostruire, con riscontri e sequestri in raccoglitori di rame del centro Salento, le attività dell’organizzazione.

Una curiosità riguarda il nome in codice dell’operazione “Papira” era il nome di un’asina rubata da alcuni degli arrestati dal Presepe Vivente di Tricase, e che fu poi ammazzata e cucinata per i compagni reclusi in carcere.

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