Avetrana: petizione per chiedere la sospensione del decreto Sicurezza

Un Ordine del Giorno per chiedere la sospensione del Decreto Sicurezza è stato firmato da una cinquantina di cittadini avetranesi, nonché sostenuto da Anpi, Cobas, Cgil, Pd, Rifondazione Comunista e Pro Loco. Nel documento si chiede al sindaco, al presidente del Consiglio comunale avetranese e agli assessori, la convocazione di una seduta dell’assise comunale per chiedere la sospensione degli effetti del decreto Sicurezza varato dal governo. I firmatari auspicano che il Consiglio Comunale di Avetrana, unendosi a molti altri Comuni Italiani e nella prospettiva indicata dal presidente dell’ANCI Antonio Decaro, approvi la richiesta di sospensione immediata del Decreto Sicurezza e l’apertura del confronto con i Sindaci per una revisione del provvedimento coerente con la Costituzione, con le Leggi, i Diritti Fondamentali dell’Uomo e con la Sicurezza effettiva delle nostre comunità.

Nel documento si riassumono le motivazioni dell’iniziativa:

“Il dato relativo ai migranti sbarcati è stato: nel 2016 di 144.574, nel 2017 di 108.538 e nel 2018 (al 12 ottobre) di 21.426, confermando un trend in calo che, dunque, non evidenzia la necessità di misure straordinarie ed urgenti.
Il decreto riserva esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale previsti dal sistema Sprar. I richiedenti asilo troveranno invece accoglienza solo nei centri ad essi dedicati. Questo Decreto Legge, difatti favorisce i centri di accoglienza straordinaria, centri di grande concentramento e di difficile gestione, con poche possibilità di percorsi di integrazione ed inclusione sociale e che andavano chiusi da anni come i CAS (Centri di accoglienza straordinaria) ed i CARA (centri di accoglienza per richiedenti asilo).
Pertanto, si punta a smantellare proprio quella parte del sistema di accoglienza finalizzata a dare risposte ordinarie e strutturate, e non emergenziali, il sistema SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), centri di accoglienza gestiti dai Comuni, con percorsi di integrazione ed interazione reale ed efficace declinato in piccole accoglienze, rifugio diffuso in alloggi e anche in famiglia.
Si va, pertanto, verso la cancellazione del sistema statale di accoglienza, in violazione di precisi obblighi internazionali derivanti dalla normativa europea, in particolare dalla Direttiva n.33 del 2013 in materia di accoglienza dei richiedenti asilo. Una grave violazione che potrebbe comportare l’apertura dell’ennesima procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea.
Molte realtà territoriali hanno messo in campo efficaci azioni volte all’implementazione di una solida e diffusa rete di accoglienza SPRAR e ad una distribuzione equa e sostenibile delle persone accolte su tutto il territorio e non solo nelle grandi aree urbane, garantendo percorsi di autonomia e favorendo la convivenza civile con le comunità locali.
Con le nuove disposizioni del Decreto Legge, moltissimi dei minori attualmente ospiti in Italia e anche nel territorio della Val di Cornia, al compimento del 18° anno di età, rischiano di uscire dai percorsi di accoglienza e di finire in strada o alternativamente, di richiedere il prosieguo amministrativo disposto dalla Autorità Giudiziaria (come previsto dalla legge Zampa) con rette giornalieri a totale carico dei Comuni, fino al compimento del 21° anno di età.
Le misure legislative contenute nel Decreto Legge abbattono i diritti di difesa e le garanzie in materia di libertà personale, cancellano la protezione umanitaria, aumentano i casi di detenzione dei richiedenti asilo, prevedono l’apertura di numerosi centri di detenzione nelle diverse regioni italiane, palesando evidenti problemi di incompatibilità con il dettato costituzionale.
L’abrogazione dell’istituto della protezione per motivi umanitari potrebbe risultare in contrasto con il dettato costituzionale.
La cancellazione della protezione umanitaria lascerà senza uno status legale migliaia di richiedenti asilo vittime di tratta, e minori non accompagnati privandoli della possibilità di accedere ad un permesso di soggiorno per minore età. Anche molte vittime di tratta, che ottenevano con il riconoscimento della protezione umanitaria e la possibilità di soggiorno legale e di emancipazione dalle mafie, ricadranno nelle mani dei loro ex sfruttatori. Gli appartenenti a queste categorie vulnerabili, che fino al 5 ottobre trovavano nel permesso di soggiorno per motivi umanitari, resteranno senza permesso di soggiorno e saranno di nuovo preda di organizzazioni criminali e di sfruttamento quotidiano. Con rischi sempre più consistenti di caduta nel baratro dei circuiti criminali.
Il Decreto Legge in oggetto:
elimina la possibilità per le Commissioni Territoriali e per il Questore di valutare la sussistenza dei gravi e/o seri motivi di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano abrogando, di fatto, l’istituto del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari e introducendo una tipizzazione delle tipologie di tutela complementare che non riconosce l’accesso alle misure di accoglienza;
non specifica, nell’attuale formulazione del testo, se questi nuovi permessi di soggiorno permettano l’iscrizione obbligatoria al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), come invece garantiva il permesso per motivi umanitari, con il rischio di ricaduta dell’intero costo dell’assistenza sanitaria sugli enti locali;
mira a prolungare il periodo massimo di trattenimento dello straniero nei centri di permanenza per i rimpatri da 90 a 180 giorni;
elimina gli sportelli comunali che forniscono attività informative, di supporto e di assistenza agli stranieri che intendano accedere ai programmi di rimpatrio volontario-assistito;
riserva l’accoglienza nel sistema SPRAR ai soli titolari di protezione e minori stranieri non accompagnati, escludendo i richiedenti asilo e protezione internazionale e i titolari di protezioni complementari;
esclude la possibilità ai detentori di permesso di soggiorno per richiesta di asilo e protezione internazionale l’iscrizione all’anagrafe dei residenti.
annulla i percorsi di integrazione e riduce le tutele sociali, favorendo nelle città l’aumento della presenza di persone in condizione di estremo disagio sociale o in clandestinità;
alimenta discriminazione, razzismo, tensioni sociali e ostilità nei confronti di immigrati e richiedenti asilo.
Per tutto quanto sopra considerato ed in piena sintonia con il contenuto degli Ordini del Giorno approvati dai Consigli Comunali delle città di Torino, Bologna e Firenze, volti a bloccare le nuove misure previste dal Decreto Legge n. 113/2018 e difendere il sistema Sprar, Impegna il Sindaco a chiedere al Ministro dell’Interno e al Governo di sospendere, in via transitoria fino a conclusione dell’iter parlamentare, gli effetti dell’applicazione del Decreto Legge n.113/2018 e ad aprire un confronto con le città italiane, al fine di valutare le ricadute concrete di tale Decreto Legge sull’impatto in termini economici, sociali e sulla sicurezza dei territori.”

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